Ci sono romanzi che riescono a riportare il lettore in un’altra epoca non solo attraverso gli eventi raccontati, ma anche grazie ai dettagli che ne ricostruiscono l’atmosfera: i profumi, le abitudini quotidiane, i luoghi e perfino un modo di fare giornalismo che oggi sembra appartenere a un altro mondo. Un tempo i cronisti lavoravano sul campo, con un taccuino in tasca, qualche gettone per il telefono pubblico e tanta pazienza.
Con La signora Gisa è improvvisamente scomparsa, Michele Brambilla torna al noir costruendo una storia che parte da una semplice sparizione per allargarsi poco alla volta fino a diventare il ritratto di un’epoca e di una società.
L’estate è quella del 1981. La Brianza è ancora quella del benessere industriale, delle ville immerse nel verde e dei paesi dove tutti si conoscono e, almeno in parte, conoscono anche i fatti degli altri. È qui che una notte scompare Adalgisa, detta Gisa, Lampugnani. La donna svanisce dalla sua villa di Montevecchia senza lasciare tracce. Nessuna porta forzata, nessun messaggio, nessun testimone in grado di spiegare cosa sia accaduto.
I sospetti si concentrano subito sul marito, Artemio Mombelli, imprenditore del mobile a Lissone. Il suo atteggiamento freddo e poco incline a manifestare il dolore lo rende il bersaglio ideale delle indagini, anche se Brambilla evita di trasformarlo in un colpevole troppo facile. Attorno a lui si muovono magistrati, carabinieri e testimoni che, invece di chiarire il quadro, finiscono spesso per renderlo ancora più incerto.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è però la scelta di affidare un ruolo importante a due giovani cronisti: uno del Corriere d’Informazione, ormai vicino alla chiusura, e l’altro de l’Unità. Sono giornalisti che lavorano sul territorio, seguono le soffiate, parlano con la gente, aspettano ore davanti alle caserme e cercano notizie nei bar e nelle trattorie. È un modo di fare cronaca che oggi appartiene quasi alla memoria, ma che Brambilla racconta con evidente familiarità.
Le loro ricerche finiscono spesso per affiancare, e talvolta superare, quelle ufficiali. Tra confessioni raccolte in carcere, automobili avvistate nella notte, false piste e dettagli che sembrano assumere ogni volta un significato diverso, il lettore è portato a cambiare idea più volte. Delitto, fuga volontaria o truffa? Nessuna ipotesi riesce a imporsi definitivamente.
Anche l’ambientazione ha un peso importante. La Brianza, Milano e il Lago Maggiore non fanno soltanto da sfondo, ma diventano parte integrante del racconto. Attraverso questi luoghi emerge l’Italia degli anni Ottanta, sospesa tra crescita economica, ambizioni, tensioni ancora irrisolte e un benessere che spesso nascondeva molte ombre.
Oltre all’intreccio investigativo, il romanzo offre così uno sguardo sul mondo della cronaca e sul lavoro dei giornalisti in un periodo in cui le notizie si conquistavano sul campo, più con l’intuito e la perseveranza che con la tecnologia.
La signora Gisa è improvvisamente scomparsa è un giallo costruito con equilibrio, capace di mantenere viva la curiosità senza affidarsi esclusivamente ai colpi di scena. Più che la soluzione del caso, a lasciare il segno è il contesto umano che circonda la vicenda: un mondo ormai lontano, ricostruito con attenzione e senza indulgere nella nostalgia.


