L’ultimo romanzo di Roversi in uscita per SEM vede il ritorno della profiler dell’Europol Gaia Virgili, alla sua quarta avventura, ambientata questa volta in una Milano su cui incombe la tragedia del Covid. Lontana dalla sua squadra ‘Beccaria’, come lei stessa l’aveva battezzata in onore del grande giurista, rivelerà al lettore una parte intima della propria vita e di sé stessa, affrontando un vero e proprio ‘viaggio dell’eroe’ ricco di colpi di scena e di rivelazioni.
A Milano, un misterioso killer uccide giovani donne sole e Gaia, ostacolata anche dalle restrizioni imposte dalle esigenze di salute pubblica, dovrà utilizzare la sua mente analitica per risolvere una serie di omicidi che sembrano l’ordito di una tela ingarbugliata. La profiler dovrà cercare di districarla, servendosi non solo degli indizi del presente, ma anche risalendo a una lunga scia di omicidi rimasti irrisolti in tempi lontani, non meno bui dell’attuale.
Il lettore si troverà così a rivivere i momenti topici del 2020, annus horribilis, e nel contempo si ritufferà negli anni Settanta, anch’essi cupi, ma per il terrorismo e la violenza della mala che sembrava dominare la città. Le orme lasciate dalla scia di delitti del killer saranno ritrovate nei vari archivi, come ad ammonire che il presente è inestricabile dal passato.
Un maestro del page-turner qual è Roversi non può che immergerci, come suo solito, in una vicenda adrenalinica in cui il male sembra in agguato da ogni parte, nelle mani dell’uomo e in quelle della natura. In una perfetta isotopia, il killer che sconvolge le esistenze di donne autonome agisce, involontariamente, accanto al virus che sconvolge la vita quotidiana di una metropoli, di una nazione, del mondo intero. In un crescendo apocalittico, la Milano piena di energia, di attività, con la sua movida e i suoi riti sociali, inizia a percepire l’arrivo di un nuovo nemico, inaspettato e sconosciuto, che in breve tempo manda in frantumi ogni aspetto della vita quotidiana. È la stessa Gaia a domandarsi quale male più le faccia paura, se quello incarnato da un assassino, che può tentare di fermare con il suo intuito e la sua razionalità, o quello invisibile di un virus sfuggito a ogni controllo e impossibile da arrestare. Due mali che si scontrano e in mezzo Gaia, armata del proprio coraggio, del proprio lucidissimo ingegno e della devozione alla giustizia, in uno scontro titanico, rappresentato con efficacia e afflato epico.
Roversi ha scritto un romanzo che va ben oltre il genere, è una testimonianza letteraria e un’intensa riflessione sul tempo sospeso generato dai giorni del Covid, sul modo in cui le persone li hanno affrontati, sulle capacità di resilienza della natura umana e sull’amicizia che unisce e salva le nostre vite.
Nel commiato finale, l’autore racconta che si è rifatto a una serie di delitti rimasti impuniti, cercando di rendere vivo, attraverso le pagine, il ricordo di queste donne assassinate senza aver ottenuto giustizia. Se non la legge, almeno la memoria ha provato a risarcirle.


