C’è anche la voce narrativa (e che voce!) della città di Ferrara in questo romanzo di Grazia Scanavini, BURATTINAI (Salani), che, come recita il sottotitolo, – La prima indagine delle Lavandaie –, segna il debutto della Squadra Speciale F, guidata dalla commissaria Emma Mastrangeli.
F, come l’iniziale di Ferrara, città dove il romanzo è ambientato, suggestiva location medievale che diventa anch’essa protagonista; ma F sta anche per femminicidio, perché questa squadra speciale, composta da sole poliziotte, oltre a occuparsi di tali fatti di cronaca, nasce soprattutto per riaprire vecchi casi rimasti irrisolti.
E se per qualcuno questa squadra di sole donne serve soltanto per buttare fumo negli occhi all’opinione pubblica e tacitare la stampa, per loro che ne fanno parte, non sarà certo così. Accanto alla protagonista, Emma, rientrata appositamente da Londra, dove si era rifugiata dopo essersi volontariamente allontanata da Ferrara e dal suo passato di dolore e fallimenti familiari, fin dalle prime pagine facciamo la conoscenza delle altre colleghe: la psicologa Lila Introini esperta in profilazione psicologica, la sovrintendente Febe Marzola, la dinamica e concreta Viola Conti, la dirompente Nausica Esposito, le cui espressioni e battute dialettali in napoletano vivacizzano il racconto e strappano più di qualche sorriso. Accanto a loro fa da contraltare la rigidità dell’ispettrice, Miranda Ascani, fin troppo seriosa e indisponente.
Una squadra tutta al femminile, dicevamo, coordinata dalla vice questore Vittoria Monaldi, che dà vita a un gruppo eterogeneo e affiatato, con competenze ed esperienze professionali diverse. Donne che lavorano in squadra ma non sono certo esenti da ferite e vissuti personali che la vita non risparmia a nessuno e per tale motivo, dunque, capaci di affrontare la violenza di genere con uno sguardo nuovo, e certo anche più sensibile e determinato nel perseguire chi uccide le proprie compagne di vita, mogli, fidanzate, sorelle, figlie, amanti, che un giorno dicono basta a una relazione tossica e vogliono vivere la propria vita in piena libertà.
Ed è proprio in questa perversa dinamica relazionale che il femminicidio affonda le proprie radici, ed è analizzando tali contesti che intende muoversi la squadra F che viene presentata in conferenza stampa dal questore Lo Russo in persona, con tanto di richiami nei notiziari e sulle prime pagine dei giornali.
Ben presto sono le stesse componenti della squadra F, etichettate inizialmente con tono dispregiativo come lavandaie, stante che la Centrale operativa è stata insediata nella caserma di Cisterna del Follo, uno stabile dove un tempo le suore lavavano la lana, ad appropriarsi con ironia di tale etichetta facilmente riconoscibile, le lavandaie, e farla propria con la forza, l’ostinazione e i risultati delle loro indagini a tutto campo, trasformando quello spregio in un marchio, capace di segnare una netta linea di demarcazione tra chi opera nella legalità e chi, come un abile burattinaio, da anni trasforma in nero pece tutto ciò con cui viene a contatto e vuole continuare a manovrarlo per i propri fini personali.
Della trama, coinvolgente in incalzante quanto basta, diremo poco, lasciando al lettore il piacere di farsi ammaliare e conquistare dalla scrittura piena e introspettiva dell’autrice che dà voce ora alla città di Ferrara, per narrarci aspetti poco noti e profondamente diversi delle donne che lì hanno vissuto, come Lucrezia Borgia, passata alla storia per la sua presunta dissolutezza; ora dando voce alla protagonista, Emma Mastrangeli. Con lei, commissaria determinata ma spezzata dentro, seguiremo tutta l’indagine che trova il suo abbrivio con un classico omicidio di una donna senza testimoni.
Marina Palazzi, sposata al professore Enrico Vinci, un luminare dell’ortopedia, viene pugnalata nell’osteria di cui era diventata proprietaria da alcuni mesi e che gestiva personalmente. Sembra una rapina. Il marito viene informato a Milano, dove si trova dal giorno prima per un convegno scientifico e i sospetti convergono subito sul fratello di Marina, Biagio, drogato e aduso ad alleggerire la cassa della sorella.
Qui ci fermiamo e nulla aggiungiamo sull’indagine poliziesca, magistralmente orchestrata, che seguirà la sua piena evoluzione pagina dopo pagina e faremo la conoscenza di altri personaggi. Ci fermiamo per addentrarci nell’oscurità di alcuni personaggi il cui animo nasconde segreti che, come avviene a volte nella realtà, sono da tutti conosciuti ma allo stesso tempo da tutti taciuti per reciproca convenienza, paura, o semplice indifferenza.
Grazia Scanavini, ferrarese doc, educatrice interessata alle scienze umane e alle dinamiche di genere, prende quasi a pretesto una storia di cronaca nera dei nostri giorni, che si potrebbe leggere sui giornali, per mettere a nudo ciò che realmente le sta a cuore, ovvero le dinamiche della manipolazione di genere che va ben oltre i lividi sul volto e lascia cicatrici profonde nella personalità delle vittime. Cicatrici che atrofizzato l’animo chi le subisce troppo spesso nel silenzio complice di chi sa eppure tace o, peggio, si volta dall’altra parte.
Per convenienza, paura, o semplice indifferenza.
E invece, come rimarca, l’autrice con Lila, la psicologa del gruppo, il gaslighting va combattuto fin dal principio, conoscendolo e studiandolo, perché è una forma di manipolazione psicologica subdola e maligna. Il manipolatore distorce la realtà a un punto tale che fa dubitare la vittima perfino della sua memoria e dei suoi ricordi, la spinge perfino a credere di immaginare le cose.
Per tale motivo servirà tutto il dolore, la determinazione e finanche l’impulsività di Emma a dare una svolta al castello manipolatorio che grava su Ferrara, dove le vittime spesse si confondono con chi le manovra.
In conclusione di questo gran bel romanzo, di cui consiglio la lettura, lascio proprio alla città di Ferrara il compito di darci in poche righe l’esatto ritratto della commissaria Emma Mastrangeli. “Donne di carattere ho potuto goderne tante nell’arco di milleduecento anni, ma ecco perché Emma mi è sempre piaciuta. Fa cose inaspettate, che pochi penserebbero di fare. Usa il pensiero alternativo, riesce a uscire dagli schemi.”


