Dopo la pandemia e la tragica guerra Russia – Ucraina, si è verificato, nell’ambito del crime, un fenomeno che ben rispecchia il bisogno di serenità e di pacifica convivenza che oggi tutti sentiamo, vale a dire l’affermazione del cosy crime, un giallo “accogliente”, senza particolari scene cruente, con ambientazioni spesso bucoliche, uno stile garbato, disseminato qua e là da una sottile ironia, e il bene che alla fine trionfa. Nel cosy non ci sono investigatori professionisti o poliziotti, ma persone che indagano per desiderio di giustizia. Miss Marple, per intenderci.
Un cosy crime è certamente il romanzo della Hallett, L’assassino è tra le righe, che potremmo anche definire un meta-romanzo, una narrazione in cui l’autrice, nelle vesti dell’avvocato Roderick Tanner, patrocinante per la Corona e deus ex machina della vicenda, gioca con il lettore invitandolo a trasformarsi in detective per scoprire l’assassino, e fornendogli tutti gli indizi utili per arrivare alla soluzione del caso. Ma vediamo la vicenda oggetto dell’inchiesta: in un’amena e pacifica cittadina inglese, in cui la vita sociale e culturale è garantita dalla famiglia più facoltosa e trendy del posto, gli Hayward, arrivano dall’Africa due nuovi membri della comunità, Sem e Kel, entrambi infermieri, che con l’aiuto della nuova collega Izzy familiarizzeranno subito con gli altri, partecipando alla rappresentazione teatrale di un dramma di Miller. Una tragica notizia, però, sconvolge quest’atmosfera idilliaca, la piccola Poppy, nipote degli Hayward, ha una gravissima malattia, per cui occorrono cure costose e sperimentali. Con l’aiuto di tutta la comunità verrà avviata a favore della bambina una raccolta fondi, che vedrà l’impegno e la generosità degli abitanti. Ma il male riuscirà a insinuarsi anche in questa nobile gara di solidarietà.
La Hallett, con astuzia e ingegno, costruisce una storia dall’atmosfera dolcemente luciferina, in cui il lettore deve giocare con abilità con l’autrice per non cadere nelle trappole tese dai vari personaggi che popolano la vicenda, di cui possiamo leggere solo le mail o i messaggi che si scambiano, esattamente come fanno le due giovani tirocinanti dell’avvocato Tanner per venire a capo del mistero. Ogni tanto, l’avvocato fornirà loro qualche delucidazione o qualche input per sbrogliare la matassa, ma lasciando spazio alle loro ipotesi e supposizioni riguardo al colpevole. Così, tra le righe, anche noi lettori ci accorgiamo della grettezza, dell’avidità, della follia, dell’ipocrisia che governano le azioni dei personaggi, ci stupiamo di fronte a nobili apparenze dietro cui si nasconde una squallida umanità e cogliamo i meccanismi che tengono unita una comunità, spesso soggiogata da una famiglia alfa vista come guida e come punto di riferimento.
Un divertissement letterario pregevole, questo L’assassino è tra le righe, che sicuramente prova a rinnovare un genere a volte troppo legato a schemi paludati e convenzionali.