Vent’anni dopo esserne stato dimesso, Francis Xavier Petrel viene invitato a una cerimonia celebrativa dell’ospedale psichiatrico nel quale stato ricoverato per molti anni, e nel quale ha vissuto un’esperienza drammatica e agghiacciante. La visita al manicomio scatena in lui ricordi e sofferenze che lo spingono a scrivere (utilizzando una tecnica piuttosto inusuale) la storia di quei giorni.
Da questo spunto – molto americano, mi chiedo quante volte sia successo in Italia che per commemorare la chiusura e la destinazione a museo di un manicomio vengano invitati i suoi ex ospiti a visitarlo, muniti di regolare badge – prende origine La storia di un pazzo, ultimo thriller di John Katzenbach. La storia originale: all’interno dell’ospedale stato commesso un crimine con modalit identiche a quelle di una serie di omicidi irrisolti avvenuti negli anni precedenti fuori dall’ospedale stesso, e fornisce il pretesto per una descrizione accurata e coinvolgente dell’ambiente manicomiale e dei suoi ospiti.
I personaggi – savi e pazzi – sono resi con molta credibilit, ed difficile non affezionarsi ad alcuni di essi; l’oceano di dolore e solitudine nel quale galleggiano altrettanto ben rappresentato e angosciante. Anche il plot avvincente, e cattura il lettore costringendolo a proseguire la lettura con la migliore dell motivazioni possibili per un thriller: vedere come va a finire.
Due piccoli difetti sono la prolissit, ma capita spesso con i thriller anglosassoni, e le ultime pagine forse superflue e troppo didascaliche (ma non si pu dire di pi per non rovinare la sorpresa); si tratta comunque del post-finale, non del finale che al fulmicotone. Sono piccole cose, che non rovinano il piacere della lettura di un libro davvero buono, che lascia una traccia nella memoria che non svanisce appena chiusa la copertina, soprattutto grazie a qualche scena davvero incisiva (“Apollo!” – chi ha letto o legger il libro capir di che parlo).

