Talvolta la prefazione è miglior biglietto da visita.
E questa volta il nome di Paola Barbato pesa tanto nel presentare questo lavoro di Joan Samson, giovane autrice morta cinquant’anni addietro e che ci ha donato unicamente questo lavoro.
Ed è un vero peccato non poter più attingere alla penna di questa autrice della Pennsylvania, perché Joan Samson avrebbe potuto senza dubbio camminare a braccetto con il Re del Brivido di Bangor sulle vette delle classifiche mondiali.
Eh sì, perché l’inquietudine crescente che pervade le pagine de “Il Banditore” ricorda le atmosfere di Le Notti di Salem: quel senso di tensione sottile e costante, quel nervosismo che serpeggia tra le viuzze della tranquilla cittadina di Harlowe nel New Hampshire, trasformando la quotidianità in qualcosa di imprevedibile e minaccioso.
L’arrivo del misterioso banditore sconvolge la comunità, e pagina dopo pagina assistiamo all’oppressione, alla manipolazione, all’impotenza dei concittadini, che si spogliano gradualmente dei loro beni e della loro autonomia, intrappolati da un Male indefinito, indistinto, nebbioso, irrazionale. Un Male che non si manifesta con urla o violenza diretta, ma si insinua lentamente, silenzioso, fino a prendere possesso di ogni pensiero e certezza, lasciando il lettore sospeso tra angoscia e fascinazione.
La sensazione di claustrofobia che la Samson dipinge è rara nella sua oppressiva vessazione del lettore, consapevole del cul de sac nel quale va insinuandosi pagina dopo pagina, rigo dopo rigo, in un crescendo di angoscia, che aumenta il rimpianto di non avere altri lavori dell’Autrice.
Echoes dei Pink Floyd scorre lenta sotto la puntina del nostro hi-fi, avvolgendoci in un riverbero ipnotico, mentre Joan Samson ci prende delicatamente per mano, guidandoci in un viaggio sospeso tra tensione e meraviglia. Un’opera che Neri Pozza, con rara lungimiranza, ha restituito al pubblico in una nuova edizione elegante e preziosa, capace di far riecheggiare ogni parola con la stessa intensità delle note della band di Cambridge.


