Sono le 7:01 del mattino. Su un binario della metropolitana di Londra, cinque sconosciuti aspettano il treno delle 7:06.
Non si conoscono, non sembrano avere nulla in comune, eppure tra cinque minuti uno di loro morirà.
C’è Gideon, un bambino brillante e inquietante, capace di mettere in crisi chiunque gli stia accanto.
C’è sua madre Emma, ricca, tagliente, manipolatrice, una donna difficile da amare e impossibile da ignorare.
Poi Mrs. Worth, 78 anni, che sta andando a vedere i nipoti dopo anni di distanza.
Sonny, giovane affascinante con una dipendenza dal gioco d’azzardo online che gli sta distruggendo la vita.
E infine Liam, uomo d’affari di successo, elegante e pieno di segreti, salito su quel treno per incontrare Emma.
Ma il vero protagonista del romanzo sei tu.
Bannister rompe continuamente la quarta parete e trasforma il lettore in una sorta di giudice silenzioso: ti porta dentro la mente di questi personaggi, ti mostra le loro fragilità, i loro errori, le loro contraddizioni e poi ti costringe a decidere chi merita davvero di essere salvato.
Il libro gioca con le aspettative del thriller classico, ma prende una strada molto più psicologica e disturbante. Non c’è un assassino da scoprire, né un’indagine da seguire.
La tragedia arriva attraverso un incidente, ma il cuore della storia non è come accade: è il modo in cui l’autrice manipola le tue simpatie, facendoti cambiare idea continuamente.
L’intera vicenda si svolge nei cinque minuti tra le 7:01 e le 7:06. Ogni capitolo segue il punto di vista di uno dei protagonisti e, attraverso flashback e ricordi, svela lentamente chi siano davvero. Nessuno è innocente fino in fondo. Nessuno è totalmente colpevole.
La forza di Five sta proprio qui: nel costringerti a confrontarti con i tuoi pregiudizi.
Ti affezioni a un personaggio, poi scopri qualcosa che ti allontana da lui.
Ne giudichi un altro, salvo poi comprenderne il dolore.
È un continuo ribaltamento emotivo.
Il romanzo affronta temi delicati e profondamente umani: maternità, dipendenza, disabilità, senso di colpa, morale e conseguenze delle proprie azioni.
L’autrice scrive con uno stile diretto e affilato, a volte crudele, ma capace anche di una tenerezza inaspettata.
Alla fine, la domanda che resta non è “chi morirà?”, ma qualcosa di molto più scomodo: perché ho scelto proprio lui?
È una lettura intensa, inquieta, a tratti destabilizzante. Parla del modo in cui giudichiamo gli altri, delle maschere che indossiamo e di ciò che emerge quando nessuno ci sta osservando.
Killer Queen


