Malinconico Blues – Diego De Silva



Diego De Silva
Malinconico Blues
Einaudi
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Con Malinconico Blues (Einaudi), Diego De Silva torna a raccontare uno dei personaggi più originali e riconoscibili della narrativa italiana contemporanea: l’avvocato Vincenzo Malinconico. Un uomo che, prima ancora di essere alle prese con le cause degli altri, sembra impegnato in una lunga e spesso ironica vertenza con la propria vita Malinconico coltiva un desiderio quasi controcorrente: quello di rallentare, di fare “downshifting”, di sottrarsi alla corsa verso il successo, il denaro e il riconoscimento sociale. La prospettiva di una carriera brillante in un grande studio legale, con tutti i privilegi che potrebbe comportare, non lo seduce più di tanto. Al contrario, sembra quasi spaventarlo. Malinconico è un personaggio che cerca la quiete, che ama la dimensione privata e che guarda con una certa insofferenza alla necessità contemporanea di raccontare, condividere ed esibire ogni momento della propria esistenza. In questo senso appare quasi fuori dal tempo, o forse semplicemente fuori dalla contemporaneità più rumorosa. La sua diffidenza nei confronti dei social network e della trasformazione della vita privata in spettacolo diventa uno degli elementi più interessanti del romanzo. Ed è proprio qui che la storia personale dell’avvocato finisce per incontrare una riflessione molto più ampia sulla società nella quale viviamo.

Malinconico si trova infatti a difendere una star della televisione travolta da un autentico linciaggio mediatico. Ed è significativo che, nel romanzo, il vero processo sembri svolgersi ben prima di arrivare in tribunale. Il giudizio collettivo corre sui social, si alimenta di commenti e si trasforma in insulti da bar trasformando la popolarità in una sorta di tribunale permanente dove normalmente la frustrazione e l’insoddisfazione prendono il posto del codice penale. La sentenza, in fondo, sembra già scritta prima ancora che qualcuno si preoccupi di conoscere i fatti che però sarà Malinconico a ricostruire consegnando una sorta di equilibrio alla questione.

È forse questo il cuore più interessante di Malinconico Blues. Chi cerca nel libro un giallo tradizionale potrebbe rimanere spiazzato: i contorni dell’indagine e del mistero sono meno importanti della fotografia della società che De Silva costruisce intorno alla vicenda. Il romanzo diventa così una riflessione sulla fama, sul denaro, sulla ricerca spasmodica dell’approvazione e sulla facilità con cui, nell’epoca della comunicazione istantanea, la reputazione di una persona può essere costruita o distrutta nel giro di poche ore.

De Silva mette in scena una società nella quale i social network rischiano di sostituirsi ai tribunali e nella quale fama e ricchezza possono diventare valori assoluti, capaci di oscurare tutto il resto. Malinconico, con il suo modo di essere apparentemente svagato e la sua insofferenza verso le regole non scritte del successo, diventa allora una sorta di osservatore privilegiato. È proprio perché non desidera davvero entrare in quella giostra che riesce, almeno in parte, a vederne i meccanismi. A fare da contrappunto alla sua esistenza c’è Veronica, la compagna che rappresenta una presenza concreta e riequilibratrice. Il rapporto con lei contribuisce a riportare Malinconico alla dimensione più autentica della sua vita, lontano dalle aspettative degli altri e dall’ossessione di dover dimostrare qualcosa.

E proprio qui si trova, forse, la conclusione più significativa del percorso dell’avvocato: Malinconico riesce finalmente a mettere un po’ d’ordine nella propria esistenza senza rinunciare a ciò che lo rende diverso. Non deve diventare qualcun altro per trovare il proprio posto nel mondo. Il suo “downshifting” non è una fuga, ma la ricerca di una misura più personale dell’esistenza.

Malinconico Blues utilizza una vicenda giudiziaria per parlare d’altro: della solitudine e della sovraesposizione, della fama e del bisogno di consenso, della distanza tra ciò che si è e ciò che gli altri pensano. E soprattutto della possibilità, sempre più difficile ma forse proprio per questo preziosa, di scegliere una vita che non sia necessariamente quella che la società ci dice di desiderare. Malinconico rimane così fedele a sé stesso: ironico, inquieto, allergico alle convenzioni e profondamente umano. E forse è proprio questa la sua forma più autentica di successo.

Daniele Bonetti

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