Un paesino etneo e la Sicilia vera, lontana dagli stereotipi, fanno da perfetta cornice alla prima indagine di una protagonista d’eccezione già dal nome, June McFlynn, nata a Catania il 25 aprile 1987 e residente al civico 6 di via dei Gladioli nell’immaginario paesino di San Ferdinando. Entomologa di professione, chioma colorata, figlia di un generale americano e madre siciliana depressa e coi sintomi iniziali di decadimento senile e demenza, June McFlynn irrompe nel panorama del giallo italiano con una personalità già ben definita dalla penna virtuosa di una giovane scrittrice catanese, Agnese Messina, laureata in Biologia con una tesi in Entomologia forense.
Scopriamo così che il generale McFlynn aveva delle aspettative ben precise per sua figlia e June avrebbe dovuto intraprendere la carriera militare, ma lei è di ben altro avviso, anche se quando noi la conosciamo ai giorni nostri, si porta dentro un dolore feroce. Un dolore che ha a che fare con quel nero periodo del lockdown, mentre si trovava a Parma per nuovi studi. Qui aveva allacciato una relazione con un pezzo grosso già sposato. E adesso, quando quei ricordi fanno troppo male, June tira fuori il tabacco Golden Virginia e le cartine e si rolla una sigaretta, nonostante a Parma avesse quasi smesso.
Quei ricordi però hanno un volto e un nome: Elide.
Lasciato alle spalle finalmente il terribile periodo della pandemia da Covid, la Sicilia dei giorni nostri in estate risplende in tutto il suo fulgore, a cominciare dalla Piana di Catania e dai paesotti dintorno dove si svolge la trama di questo intrigante romanzo.
June è tornata al Centro di ricerca all’avanguardia che il padre le ha aperto in provincia di Catania, vista mare, in cambio del suo occuparsi della madre. Nessuno sa nulla di quello che si è lasciata dietro, né del dolore che l’attanaglia. June si droga di lavoro, collabora con le Asp, coi commissariati, con la Procura e quando il cadavere di Liuba Rusna, una giovane madre moldava scomparsa insieme alla sua bimba di otto anni, Olimpia, viene ritrovato dopo settimane irrimediabilmente compromesso, per June diventa un fatto personale ritrovare Olimpia di cui nessuno sa nulla.
Solo una cosa per lei ha la priorità: scoprire cosa avevano da raccontare sulla morte di Liuba gli insetti che si nutrivano del suo corpo. Insetti specifici come le larvedi Sarcophaga, Calliphora, Lucilia e quelle di Musca domestica. E altre larve ancora.
La circostanza che tutti temono è che Liuba abbia dapprima ucciso Olimpia abbandonando il corpo chissà dove, e poi si sia suicidata. Almeno così sostengono il marito e la suocera, rimarcando che era come impazzita da quando aveva perso la nuova creatura che aspettava. Lei però pensa che le cose siano andate diversamente.
E via via che le indagini degli inquirenti si dipanano grazie alle scoperte di June, altri particolari emergono su Liuba e sul suo passato di ex prostituta che ha cercato di lasciarsi alle spalle sposando un siciliano e ottenere quindi la cittadinanza, ma a volte le schiavitù per le donne non finiscono mai. A volte si nascondono nei lineamenti di un’apparente tranquillità familiare che invece cela soprusi di ogni genere. A volte diventa una nuova e più perfida schiavitù alla quale Liuba sperava di sfuggire con un nuovo amore nato tra gli scaffali di una farmacia.
Un gran bel giallo, dicevamo, scritto molto bene, tutto in soggettiva dal punto di vista della protagonista, senza voli pindarici, al contrario consolidato su solide basi scientifiche e una protagonista originale che segna piacevolmente la lettura man mano che le pagine scorrono.
A June, ad esempio, Le sarebbe piaciuto essere una di loro. Semplice, quieta nella complessità di una vita banale. E invece no. Quella normalità a lei era sempre sfuggita. Non la afferrava, non riusciva a farla sua. Aveva tentato, per un po’, ma non ci era riuscita.
Ed è seguendo le tracce di Liuba che June giungerà all’Eremo dei folli un posto fuori dal mondo nella Sicilia non certo da cartolina, gestito da religiosi che vengono da lontano e dove si curano soprattutto i mali dell’anima, i mali che a volte pensiamo di meritare e per tale motivo, gravati dal senso di colpa come siamo, non siamo capaci di dare un senso alla colpa.
Un romanzo da leggere sicuramente.


