L’hotel dei serial killer – Kie Hojo



Kie Hojo
L’hotel dei serial killer
Newton Compton
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L’Amulet Hotel  ha due ingressi separati. Il primo porta a un albergo di lusso con i suoi affezionati clienti, ricchi e selezionati. Il secondo invece, riservatissimo, quasi un club esclusivo e misterioso, è dedicato a ospiti che non sono semplici clienti, ma dei criminali d’élite, serial killer, insomma, o altri soggetti abituati a muoversi al di fuori della legge. Qui è garantita la massima  privacy  e ogni richiesta al personale, vedi denaro, documenti falsi ecc., può essere soddisfatta. In cambio però  bisogna sempre rispettare due regole ferree e inviolabili: non arrecare danni alla struttura e soprattutto non ferire né uccidere mai qualcuno. Chi trasgredisce… Beh non avrà possibilità di fuga.
È questa l’inedita e rivoluzionaria creazione alla base di L’hotel dei serial killer, thriller della giallista giapponese Kie Hojo, costruito secondo le regole dell’Honkaku, il giallo deduttivo classico giapponese. Un genere nel quale l’enigma, la logica e la ricerca della soluzione assumono un ruolo centrale e dove il lettore viene invitato a confrontarsi con gli indizi, le false piste e i meccanismi del delitto. Hojo riesce però a inserire in questa struttura giapponese tradizionale nata negli anni ‘20 una storia attuale, che mi piace definire molto animata o addirittura esplosiva.
Sappiamo già che il secondo ingresso dell’Amulet Hotel conduce a un posto illegale, un perfetto rifugio, coperto da un sistema molto particolare, in grado anche di far sparire ogni traccia di ogni delitto. Un luogo in cui i criminali abituati a non fidarsi di nessuno possono sentirsi al sicuro proprio perché tutti rispettano le stesse regole. Ma basterà un cadavere rinvenuto in una stanza chiusa a chiave per spezzare questo apparentemente perfetto equilibrio.
A occuparsi delle indagini sarà Kiryū, ex sicaria diventata detective, costretta a muoversi senza l’aiuto della polizia e all’interno di un ambiente dove nessuno sembra avere interesse a collaborare. Per risolvere i casi dovrà quindi confrontarsi con criminali, menzogne, segreti e giochi di potere, affidandosi soprattutto alla propria capacità di osservazione e di deduzione.
Il romanzo in realtà è una raccolta di quattro racconti brevi interconnessi, tutti ambientati nell’hotel. Sono episodi differenti per situazione e sviluppo, ma legati dalla peculiare realtà dell’Amulet Hotel e dalle sue regole.
Nel primo una donna viene misteriosamente uccisa nella propria camera, mentre un possibile testimone viene messo fuori combattimento. Nel secondo la morte del boss, provocata dal veleno, porta a una soluzione nella quale assume un ruolo determinante la sua segretaria killer. Nel terzo l’intrusione di un estraneo che segue uno degli ospiti, un delinquente ricattatore, conduce alla scoperta di un complicato omicidio. Nel quarto, durante una particolare riunione degli azionisti dell’hotel, un nuovo delitto rivela anche l’identità del responsabile di un assassinio avvenuto tanto tempo prima. L’Amulet Hotel diventa il perfetto teatro per una sfida nella quale nessuno è davvero innocente e forse tutti hanno qualcosa da nascondere.
Casi complessi, che mettono alla prova Kiryū e, con lei il lettore, mentre le ferree regole dell’Amulet Hotel si trasformano rapidamente in parte del gioco. In un luogo dove è vietato uccidere, un omicidio assume un inquietante significato. Sarà inevitabile chiedersi: perché farlo e come è stato possibile riuscire senza infrangere le regole?
La storia si basa soprattutto nella costruzione degli enigmi e nelle loro soluzioni, legate alla logica deduttiva tipica dell’Honkaku, con  casi in grado di stuzzicare il ragionamento, senza impoverire la componente investigativa. A parte l’utopistica idea di un hotel riservato esclusivamente ai criminali, gli avvenimenti della trama e soprattutto le risoluzioni dei delitti cercano sempre di restare ancorati a plausibili meccanismi investigativi.
L’hotel dei serial killer di Kie Hojo pubblicato in Italia da Newton Compton Editori nella traduzione di Francesco Vitucci è stato un caso editoriale in Giappone ed è arrivato tra i finalisti dell’Honkaku Mystery Award. Un riconoscimento che aiuta a comprendere la sua specificità in cui azione, criminalità e giochi di potere si incrociano con il rigoroso meccanismo del giallo classico.

Patrizia Debicke

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