Il bosco obliquo – Alice Bassoli



Alice Bassoli
Il bosco obliquo
Corbaccio
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Una lettura che resta dentro come un’ombra
C’è un genere di libri che si legge e si dimentica, e poi c’è Il bosco obliquo, che ti entra dentro e non ti lascia più andare. Alice Bassoli costruisce una storia che non si limita a intrattenere: prende allo stomaco, fa trattenere il respiro, e costringe a guardare dentro le ombre che preferiremmo non vedere.
C’è un piccolo borgo nascosto tra le montagne dell’Appennino emiliano. Si chiama Rocchelle.
E’ quel tipo di posto dove tutti si conoscono, dove ogni viso è familiare, dove i segreti non possono davvero rimanere nascosti per molto tempo, eppure, paradossalmente, restano sepolti più a fondo che altrove. Gli abitanti si guardano con sospetto. Non si fidano più. Ognuno sospetta dell’altro. Ognuno nasconde qualcosa. L’isolamento è palpabile: lontano dalle grandi città, lontano dal mondo “normale”. Qui le regole sono diverse. Qui il passato non è mai davvero passato. E proprio qui succede qualcosa che sconvolgerà per sempre le vite di tutti.
Non è solo la storia di un omicidio crudele, è la sensazione che il male possa abitare in qualsiasi posto, anche nel bosco dove passeggi da bambino. Ogni albero diventa sospetto, ogni fruscio sembra nascondere una presenza. La paura che Bassoli evoca non è quella dei film dell’orrore, è più sottile, più intima. È la paura di capire che il mondo non è sicuro come si crede.
Daniele cammina tra le pagine con il peso di un fratello perduto, una madre assente e la disperazione di chi cerca una verità che forse non vuole emergere. Non c’è rabbia urlata, c’è un silenzio che grida. Ogni suo passo è un tentativo di tenere insieme i pezzi di una vita che si è spezzata. E leggendo si percepisce il vuoto che lascia sua presenza. Viene da toccargli la spalla, dirgli che non è solo, anche se sai che non può sentirti.
Chiara è diversa, ma ugualmente frantumata. La sua forza è fragile, come cristallo che sta per rompersi. Non piange, ma è chiaro che vorrebbe. Non cede, ma si vede quanto le costa. È la ragazza che tutti vorrebbero avere al proprio fianco quando il mondo crolla, e allo stesso tempo quella si vorrebbe poter proteggere da tutto questo dolore.
Don Giacomo è forse il personaggio che suscita più empatia. Un uomo che ha dedicato la vita a credere nel bene, costretto a confrontarsi con un male così puro da mettere in discussione ogni certezza. Tra le pagine, si avverte la sua confusione, la sua impotenza. Non è un prete di romanzo, è un essere umano che cerca di non perdere la fede mentre tutto intorno a lui crolla. E ti viene in mente quante volte ognuno di noi cercato risposte dove non c’erano.
Mentre la storia avanza, è chiaro che non si sta cercando solo l’assassino. Lo scopo è capire come una comunità possa diventare così chiusa, così terribile, così pronta a nascondere invece di proteggere. Ogni personaggio porta con sé un segreto, e ogni segreto è una ferita che non guarisce mai. Non c’è catarsi, non c’è redenzione completa. Ci sono solo persone ferite che
cercano di sopravvivere al loro dolore.
Il bosco obliquo lascia un senso di vuoto. Non è un vuoto negativo, è il vuoto che resta dopo aver pianto, dopo aver rabbrividito, dopo aver capito qualcosa di importante sulla natura umana. Bassoli non dà risposte facili. Non dice che tutto finisce bene: alcune cose non finiscono mai davvero, che alcuni dolori restano, che alcuni segreti continuano a vivere anche dopo che la verità è emersa.
Eppure, nonostante tutto questo dolore, c’è qualcosa di bello in questa storia. È la bellezza della verità che cerca di emergere, anche quando tocca il prezzo più alto. È la bellezza di persone che continuano a cercare, anche quando tutto sembra perduto. È la bellezza di una fede che vacilla ma non si spegne completamente.
Un libro che ti cambia. Non si legge, si vive. E dopo averlo chiuso, non si è più come prima.
Consigliato a: chi vuole piangere, rabbrividire, disperare e sperare tutto in una sola lettura. Chi cerca un thriller che non si limita a raccontare un crimine, ma che fa sentire il peso di ogni singola scelta, di ogni singolo silenzio, di ogni singola verità nascosta.

Monia Zerla

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