
Paolo Roversi
Il tesoro di Cesare
Piemme
L’autore non ha certo bisogno di presentazioni, tantomeno il protagonista, il tredicenne Ricky con la curiosità e il bernoccolo delle investigazioni, creatore dell’app “Elementare, Ricky” (un mini computer su cellulare), giunto alla sesta indagine con l’amica del cuore (e qualcosa di più, ma a loro insaputa, per ora) Marta. Li osserva con sguardo affettuoso e protettore Max, amico, fratello maggiore, mentore, nonché fidanzato della mamma, ex ispettore di polizia, ora restauratore di velivoli d’epoca in un capannone accanto all’aeroporto di Linate. (Gira su una Lambretta rossa, citazione della Vespa gialla, “il Giallone”, del Radeschi di Roversi, a sua volta citazione della Vespa amaranto del Bacci Pagano di Bruno Morchio, in una mise en abîme citazionista della Topolino amaranto di Paolo Conte (amatissimo da Roversi: anche i giallisti e i detective duri come pietre provano sentimenti, si emozionano e commuovono, per una motoretta o una canzone, e noi con loro).
Quando i nostri due si recano con la scuola in visita d’istruzione al Museo Archeologico, in occasione dell’esposizione di una statua di Cesare appena ritrovata, vengono informati che all’alba è stato scoperto il corpo senza vita del professore Valeri, direttore del museo, ai piedi della statua. L’ipotesi è che sia caduto e abbia battuto la testa. Ma allora che c’entra la scritta con il pennarello sul basamento CAESAR NON TACET? La fredda e austera nuova direttrice decide la immediata riapertura della mostra, ma intanto la statua viene imballata per un “trasferimento tecnico” nel laboratorio scientifico Artifex Memoriae.
Qualcosa non quadra, pensano i ragazzi. Quella notte l’impianto di video sorveglianza era fuori uso. Qualcuno si è introdotto con un badge rubato o clonato. L’agenda rossa del professore piena di appunti e dati è scomparsa (citazione di quella di Borsellino). La nuova direttrice, che era in competizione con il professore, è la prima sospettata. Il secondo è il nervoso assistente del professore che ora gli succede sulla cattedra. Ricky e Marta non resistono alla tentazione e si gettano a capofitto nell’indagine, che li porta al ritrovamento, dentro la frattura di una colonna vicino alla statua, dell’agenda rossa e di una chiavetta USB contenente i file di scansioni ultrasoniche usate per fare la TAC della statua con la traccia di un logo.
A questo punto Mac decide di portare tutto il materiale trovato all’amico ispettore Dalmonte che prende in mano la situazione. Ma i due non desistono e azzardano una mossa avventurosa e pericolosa che li porta alla scoperta…di una matrioska. Dalmonte può mettere il punto finale. Infine, va segnalata la sapiente impronta didattica data al libro, come negli altri della serie, per cui eventi e momenti storici importanti vengono fatti emergere, raccontati con discrezione, senza pedanteria, ma inseriti credibilmente nella trama del giallo, fino a farne addirittura parte, intrecciando così verità storica, ipotesi plausibili e finzione narrativa. Aveva ragione Valeri quando scriveva che il bronzo di Cesare ha un cuore che batte.
Da 11 anni