Chi ama i gialli con protagonisti vulnerabili, in cui potersi identificare, deve assolutamente leggere L’ultima essenza della piemontese Mara Barbara Rosso. Un romanzo pubblicato nell’agosto 2026 da Golem Edizioni, nella collana Le Vespe.
Quando la storia ha inizio, l’ispettrice Sonia Valentini è reduce da un intervento chirurgico importante, che l’ha resa menomata. E qui l’autrice è stata molto coraggiosa a parlare di una tematica tanto delicata quale quella della stomia, che costringe le persone a vivere con un ano artificiale. Un sacchetto attaccato alla pancia, col compito di raccogliere le feci.
Tale intervento segna uno spartiacque tra la vita precedente di Valentini e quel che di lì in poi sarà. Ma, al tempo stesso, stabilirà la sua grande determinazione di dimostrare a se stessa e agli altri che, in fondo, una persona stomizzata può fare tutto, come e meglio degli altri. Soprattutto, che può riprendere la vita che conduceva prima di quell’intervento d’urgenza, avvenuto in piena notte, che adesso la costringe a destreggiarsi tra sacchetti da cambiare, odori molesti e brontolii inopportuni, quasi che ci si dovesse vergognare.
Quando il medico le consiglia di camminare, per mantenere uno stile di vita sano, lei esagera, come si può immaginare. Alla ricerca di una nuova forza di volontà, oppure in marcia verso l’accettazione di sé, l’ispettrice intraprende un percorso lungo la Via Francigena, che la porterà direttamente a Roma. Un pellegrinaggio vissuto a contatto con convitti ecclesiastici e nuove persone, tra cui Federica, una compagna di marcia che la aiuterà a superare alcune difficoltà di tipo fisico.
Dal suo pellegrinaggio romito, però, Sonia s’informa quotidianamente sulla situazione che stanno vivendo i suoi affetti. Ed è così che scopre che Agosti, il suo capo e mentore, sta indagando sulla morte di una stilista ecclesiastica e creatrice di profumi. Tra l’altro, moglie di un suo caro amico. La donna è morta per avere ingerito delle cozze avariate, almeno questo è ciò che trapela dai primi rilievi effettuati sulla scena.
Ma, quando il commissario viene colto da un infarto, è proprio Sonia Valentini l’erede designata all’indagine. Un messaggio dal linguaggio sconnesso, che lui le aveva inviato poco prima di morire, è il particolare da cui partire, sebbene il corpo fragile e ancora convalescente di Valentini non sia del tutto pronto a ricevere un tale ed estenuante carico.
Per fortuna, ad aiutarla c’è Paolo, il suo uomo, come lei ama definirlo in più di un’occasione. Che è un tecnico della Scientifica, nonché compagno protettivo e preparato.
Come in un buon giallo che si rispetti, i sospettati sono parecchi. C’è la pescivendola che aveva venduto le cozze alla vittima; un prete dal comportamento riprovevole; un socio sui generis e senza scrupoli; un cognato per nulla esente da droghe e un marito all’apparenza inconsolabile.
Questi individui nascondono a loro volta altre realtà e verranno a turno sospettati. Ma chi di loro è il colpevole? Il lettore si divertirà a fare congetture, fino alla resa dei conti, dove i particolari torneranno, nessuno escluso.
Con una prosa semplice ed ironica, Mara Barbara Rosso riesce ad intrattenere piacevolmente, sebbene parli di realtà scomode e tematiche dolorose. In particolare, una menomazione quale quella della stomia, che solitamente si tenderebbe a nascondere. E questo le fa senz’altro onore.
L’autrice, tra le altre cose, è l’organizzatrice del prestigioso Giaveno Gialla, il festival letterario dedicato ai generi crime, giallo e noir. Il Piemonte è protagonista alla stregua dei suoi personaggi. È la zona dove abita, la Val Sangone, grossomodo attorno a Torino. Che lei ama e questo amore si sente, in descrizioni che risultano estremamente evocative.


