Con l’uscita di Il mistero della montagna di Liza Marklund si conclude la trilogia dei misteri del Circolo Polare, iniziata con Perfette sconosciute e proseguita con La donna della palude, tutti ambientati nella cittadina di Stenträsk, nel cuore della Lapponia svedese. Wiking Stormberg, il poliziotto protagonista delle vicende narrate, in questo ultimo romanzo sarà costretto a confrontarsi con le scelte della sua esistenza, quelle volute da lui stesso e quelle subite per opera dei suoi familiari. La storia inizia durante il solstizio d’estate, con il ritrovamento di un cadavere con un palo conficcato nel cuore nella torbiera di Kallmyren. Chi lo ha ucciso con un macabro rituale, lo stesso usato per porre fine all’esistenza dei vampiri? Mentre tutti gli abitanti di Stenträsk sono convinti che sia Helena, la moglie di Wiking scomparsa molti anni prima, il nostro protagonista sarà costretto, per svelare il mistero, a ripercorrere un cammino a ritroso, lungo, sorprendente e tragico, intorno alle sue vicende familiari, a partire dall’amata madre Karin, scomparsa a causa del covid.
Sarà una faticosa via Crucis, quella del poliziotto, fragile nel corpo dopo aver superato un tumore e inquieto nell’anima, dopo aver ritrovato l’amore con Alice, una donna sconosciuta che tanto sconosciuta non è…
In questo suo ultimo romanzo, la Marklund, per chiudere la sua trilogia, ha inserito molti elementi volti a creare una circolarità in cui ogni domanda rimasta irrisolta nei due libri precedenti giungesse a conclusione. Come sempre, la memoria, il richiamo a un mondo passato così lontano dagli stereotipi della Svezia felix di Stoccolma permea l’intera opera, che si alterna su più livelli temporali. Quelli legati al passato sono delineati con struggente nostalgia, non certo per la povertà e le difficili condizioni economiche, ma per coloro che hanno attraversato quegli anni, con i loro tormenti e i loro amori negati, come Karin e Carl e come Gustav e Lars-Ivar.
Il villaggio operaio di Messaure si trasforma in un microcosmo brulicante di umanità, dove si agitano i fantasmi di Romeo e Giulietta, di Barbablu, e di Brokeback Mountain, in un’epoca in cui, oltre a un patriarcato che nessuno osava mettere in discussione, l’omosessualità poteva condurre all’internamento in manicomio.
Non era impresa facile sviluppare tutte queste tematiche tenendo insieme i fili della trama, ma la Marklund ha saputo costruire un romanzo che, al di là del crime, costruisce un affresco storico e psicologico di un luogo all’estremo del mondo, spesso ingiustamente ignorato eppure così determinante anche a livello politico.


