“Ci sono notti in cui tutto sembra normale, e poi basta un dettaglio fuori posto perché ogni cosa cambi. Non è un evento preciso, non è un momento che puoi indicare con il dito: è una crepa che si allarga lentamente, finché non riesci più a ignorarla.”
È proprio da quella sottile crepa che il lettore de “L’ultimo turno” di Chris Pavone inizierà a percepire il lento disagio che questa storia riuscirà a provocargli, attraverso una tensione psicologica costante che aumenterà pagina dopo pagina. Ma da cosa è data questa progressiva inquietudine? Pavone non la riversa tutta in un colpo solo, non mette le carte sul tavolo tutte insieme.
Inizia col presentarci il personaggio centrale del romanzo, Chicky Diaz, il portiere del Bohemia Apartments, uno dei più lussuosi palazzi residenziali nell’Upper West Side di Manhattan. Qui, ai tempi d’oro, il Bohemia ospitava personaggi famosi, mentre ora è abitato da persone più che benestanti.
“Nei dizionari mentali di tutte queste persone, la definizione di portiere è Chicky Diaz con la sua uniforme immacolata e il suo cappello a campana. È un elemento che fa parte del tessuto del posto.”
Chicky è un uomo che parla poco, riflette molto e con i suoi occhi attenti diventa spettatore silenzioso di ciò che accade nel palazzo. Nello specifico, spiccano le vicissitudini di chi vive nell’appartamento 11c-d: si tratta di Emily e Whit, i più facoltosi tra tutti i residenti, ma a quanto pare anche i più infelici. Il loro matrimonio non è mai stato benedetto da buoni sentimenti e la donna inizia ad accusare sempre di più il peso di una vita permeata da un’apparenza che nasconde estreme sofferenze. Nel 2a, invece, vive Julian Sonnenberg, un critico d’arte ormai disilluso che deve fare i conti con il suo inevitabile declino.
L’autore intreccia le storie di questi personaggi, molto diversi tra loro, svelandone i segreti poco a poco e dosando con grande attenzione i dettagli attraverso un gioco di punti di vista che, a volte, potrebbe disorientare il lettore. Ma la particolarità del romanzo non risiede in questa tecnica narrativa che, seppur accattivante, non è originale. Tutta la storia si svolge durante un arco temporale molto ristretto, una notte in cui Chicky sa bene cosa sta accadendo, la notte in cui un nero è stato ucciso dalla Polizia poco lontano dal Bohemia, la notte in cui in città sta montando la rabbia che culminerà in violenza.
La particolarità di Chris Pavone, quindi, è la capacità di intrecciare lo sviluppo degli eventi con una suspense costruita gradualmente, alimentata dal progressivo emergere dei segreti di ciascun personaggio e dalla crescente tensione legata ai tumulti di protesta per l’omicidio a sfondo razziale, destinati a degenerare in qualcosa di più ampio e inevitabilmente brutale.
Di fatto “L’ultimo turno” non può essere collocato semplicemente nel filone dei libri gialli, nonostante ne presenti alcune tipiche caratteristiche. L’inizio del romanzo, soprattutto focalizzato sulla caratterizzazione dei personaggi, ha poco del thriller e molto dell’analisi sociale. Ma Pavone sa quello che scrive e sa come mettere in evidenza delle tematiche prorompenti e attuali, il punto determinante dell’intera storia. Il Bohemia è un palazzo lussuoso in cui vivono i ricchi, ma è tenuto in piedi da lavoratori invisibili, è di fatto un simbolo di disuguaglianza in una società in cui l’ostentazione del lusso di alcuni stride e fa a pugni con la precarietà economica di altri.
Non meno importante è la tematica che emerge dal rapporto tra Emily e Whit, la precisa fotografia di una donna intrappolata da una facciata di madre e moglie devota. Una figura che cerca di mantenere un equilibrio ma che, man mano che la storia procede, inizia ad incrinarsi, lasciando trasparire delle verità che non potrà più ignorare.
“Le cose non cambiano tutte insieme. Cambiano un po’ alla volta, abbastanza lentamente da permetterti di far finta di niente.”
In definitiva “L’ultimo turno” rimane un’opera che sfida le convenzioni, tipicità questa della prosa di Chris Pavone, una lettura consigliata a chi ha voglia di approcciarsi a un romanzo che non contenga soltanto le semplici caratteristiche del thriller, ma che affronti tematiche forti che invitano a profonde riflessioni.


