Romy Hausmann dopo “La mia prediletta”, “La mamma si è addormentata” e “Perfect day” ritorna in libreria con “Umane bugie”: un thriller intricato dove la verità verrà fuori a piccole dosi.
Romy Hausmann con “Umane bugie” ci trasporta in una disperata ricerca della verità. Un padre anziano, affetto da demenza senile, vuole a tutti i costi scoprire cosa successe a sua figlia Julie, scomparsa molto tempo prima.
Lo stile di scrittura di Romy Hausmann è veloce, netto, tendente a rispecchiare una corsa contro il tempo. Ed è proprio questa la sensazione che accompagnerà il lettore pagina dopo pagina. Si tratta di una corsa contro un tempo che non smette mai di scorrere, pronto a portarsi via tutti i ricordi d’un padre ormai anziano.
Il senso di angoscia è ciò che il lettore deve aspettarsi.
Nonostante sia un buon thriller, non si può affermare che abbia quell’azione che da questo genere ci si aspetta. I capitoli sono suddivisi in diversi punti di vista ma rispecchiano tutti una certa lentezza per quanto riguarda lo sviluppo della trama. È un thriller che cattura perché in grado di scavare nella mente, lentamente, ponendo a margine la tensione.
Romy Hausmann pone in tavola l’amore di un genitore per il proprio figlio, l’importanza del ricordo e la volontà di combattere contro una mente che ormai non funziona più. I personaggi sono sviluppati in modo diverso, l’unico con il quale si riesce ad entrare in empatia è Theo: il papà di Julie. È lui il vero protagonista: forte ma allo stesso tempo consapevole della sua malattia. Fragile nell’animo ma combattente fino all’ultimo.
Insomma, “Umane bugie” è un thriller non adatto a tutti. Se vi piace l’adrenalina e il colpo di scena allora lasciate perdere. Lo consiglio, invece, agli amanti dell’introspezione, della narrazione lenta. La verità verrà svelata, sì, ma senza nessuna fretta.


