“Con un’ondata di disperazione vide già la fine. Cosa poteva fare se non offrirsi in sacrificio ed estraniarsi dalla situazione? Non c’era modo di combatterlo. Niente armi, nessun aiuto. Due bambini piccoli e lei: minuta, deperita, effimera. Non c’era modo di vincere, difendersi, proteggersi. Si ripiegò su se stessa, con la disperata consapevolezza di aver fatto i calcoli, delineato le possibilità e semplicemente ritrovarsi non all’altezza della situazione”.
Cosa accadrebbe a una madre con due figli piccoli se nella notte si introducesse in casa un estraneo e minacciasse la loro incolumità? Ce lo svela il nuovo thriller psicologico di Tracy Sierra (Fazi Editore). Gillian Mc Allister, autrice dei fortunati “Ultime parole famose” e “Posto sbagliato, momento sbagliato”, caldeggia la lettura di un romanzo che sposa un ritmo veloce, spesso sincopato, a una scrittura chirurgica e fortemente emotiva. Alla sua efficacia collabora anche un narratore di cui si dubita talora l’affidabilità, incastonato nella mente della protagonista, agghiacciata dal terrore. A potenziare la suspense contribuisce anche una ‘seconda voce’ in corsivo, un controcanto che affiora dal suo passato, ammantandolo di un mistero che pone la vicenda in una luce dissonante. Due voci narranti, quindi, si rincorrono nella psiche della protagonista: una agisce e l’altra si tortura con dubbi, ansie e terrori legati a ferite ancora aperte.
La protagonista è esile, afflitta da una vitiligine che spesso la imbarazza, e vive in una casa del New England del 1722 con cunicoli misteriosi, scale sconnesse, una canna fumaria pericolosa e un camposanto sul retro, con lapidi su cui è inciso un teschio con ali. La casa perfetta per suscitare ‘troppi pensieri spiacevoli’, che un tempo era proprietà di un padrone di schiavi. E mentre l’angoscia incolla lei e i suoi due figli in un angusto vano segreto dietro un camino per sfuggire alla furia dell’’uomo nell’angolo’, una nuova variazione dell’orco, la donna ha la sensazione di aver già visto l’intruso, ma non ricorda. Di qui parte il mistero: chi è e cosa vuole da lei, da loro? Perché quest’uomo ‘nero’ li odia tanto da ingaggiare una ossessiva caccia?
La prima parte del thriller psico-domestico è claustrofobica: l’autrice viviseziona ogni sensazione delle potenziali vittime, le frasi spezzate contribuiscono ad aumentare l’adrenalina durante la lettura. Nell’ambito di una narrazione che dilata i minuti in pagine e pagine e dove ogni movimento può svelare la posizione dei tre reclusi, l’’uomo nell’angolo’ canticchia, ironizza, minaccia e si avvicina pericolosamente al vano. I riferimenti ai tre porcellini con cui perseguita le sue vittime richiama la filastrocca allucinatoria di Jack Torrance in “Shining”, diretto da Stanley Kubrik.
L’angoscia da reclusione forzata e isolamento diventa ancora più efficace in relazione al fatto che i fatti si svolgono nel periodo pandemico, in un clima di sospetto e distanziamento sociale. In questo contesto, l’autrice inframezza all’immobilità fisica alcuni flashback che potrebbero costituire indizi, o forse altro.
Dalla seconda parte del thriller in poi, in cui entra in gioco la polizia, la prospettiva cambia, la trama diventa più dinamica e il mondo narrativo si espande. E se il presente diventa più incerto, al netto di ogni interrogatorio, l’incubo della protagonista assume ben altri inquietanti connotati.
Tracy Sierra fornisce diverse tracce nel testo per ricostruire i fatti ma è altrettanto abile a immergere il lettore in shaker psicologici che confondono a dovere. E il gioco di specchi culmina in alcuni colpi di scena che lasciano il segno. Sino all’agognata rivelazione finale.
«Il mondo reale mi sembra abbastanza spaventoso anche senza i fantasmi» dice la protagonista di “Nell’ombra”. Questo romanzo lo dimostra, pagina dopo pagina.


