Lo speziale di Steinbrueck – Matteo Mantoani



Matteo Mantoani
Lo speziale di Steinbrueck
Fazi
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Nel 1738, anno in cui è ambientata la vicenda principale di Lo speziale di Steinbrueck, Carlo Goldoni aveva già portato sulle scene veneziane il Momolo Cortesan, iniziando la sua opera di riforma della Commedia. 

La Venezia goldoniana, brillante e mercantile, è ben lontana dalla Venezia rapace che con i suoi armigeri rende ancora più poveri gli abitanti di Orgnasso, un immaginario paese “abbarbicato tra i monti” del Friuli, vicino al fiume Meduna. Qui, il ricco mercante Gottlob Kramer, di ritorno da Venezia e diretto a Monaco, si imbatte nel cadavere orrendamente deturpato di Maddalena, una ragazza del paese, che scontava la colpa di essere troppo bella. Il mercante, che ha diversi conti in sospeso con gli abitanti del luogo, si sentirà in dovere di indagare, insieme al podestà e al figlio della vittima, per cercare di rendere giustizia alla sfortunata Maddalena…

Lo speziale di Steinbrueck utilizza l’espediente dell’indagine su un crimine per sviluppare un articolato quadro storico e un intenso percorso di formazione. Condotto su ben tre piani temporali, il romanzo attraversa la vita del bambino Giacomo, che diventerà apprendista speziale e poi benestante mercante. 

Matteo Mantoani ha costruito un intenso Bildungsroman descrivendo l’evoluzione psicologica di un bambino intelligente ma colpito dalla miseria, che grazie alla sua tenacia e alla sua rabbiosa volontà di procacciarsi un futuro migliore compie un prodigioso salto di classe sociale e di valori, trovandosi poi faccia a faccia con quel mondo che aveva abbandonato e con i preziosi, benché dolorosi, ricordi che esso racchiudeva.  Giacomo porta con sé le contraddizioni di chi è emigrato da una classe sociale infima a una superiore, acquisendo un cinismo che non gli permette però di dimenticare ciò che è stato e ciò che ha amato.

L’autore ha dato vita a una tragicommedia, in cui anche i personaggi secondari rifuggono dal ruolo di comparse, portando con sé un’eco di umanità che travalica il tempo e la storia, basti pensare a Sandro, a Nicola, a Marietta e altri ancora. Si è citato all’inizio la Venezia di Goldoni, perché nel libro ben risalta la distanza (non solo economica ma soprattutto culturale)  incommensurabile tra la ricca, colta e vivace Repubblica e il paese, spazialmente poco distante, di Orgnasso, dove sembrano ancora dominare i cavalieri dell’Apocalisse: guerra, morte e carestia.

Donatella Brusati

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