La Barcellona di piena estate è sconvolta da un omicidio raccapricciante. A un balcone della Casa Milà, conosciuta come la Pedrera uno degli edifici più famosi progettato da Gaudì, è stato appeso un uomo e dato alle fiamme. Si tratta di un personaggio famoso in città, Eduard Pinto un alto funzionario della Caixa e il caso diventa subito di primo piano. L’ispettore Milo Malart è stato recentemente sospeso per il suo comportamento fuori dalle righe ma ora c’è bisogno di lui. È l’unico che con il suo “radar” può entrare nella mente dell’assassino e può riuscire a scovarlo. Al suo rientro nella squadra voluto dalla giudice istruttrice Susana Cabot, l’accoglienza non è delle migliori. In particolare non sono felici il commissario capo Bastos e l’ispettore capo Singla, vittima recente delle intemperanze di Milo. Al suo fianco troveremo invece la vice ispettrice Rebeca Mercader e il sergente Toni Crespo che saranno indispensabili per giungere alla risoluzione del caso che diventa di giorno in giorno più complesso: gli omicidi infatti si susseguono e la città ha sempre più paura…
Siamo davanti a un giallo lungo, corposo dove la partita si gioca tra l’assassino e il suo desiderio di vendetta e Malart con la sua abilità a capirne il movente e a prevederne le mosse. Malart ha tutte le autorità contro per la sua insofferenza verso le gerarchie e il suo lavorare in solitaria. Rebeca e Toni ne sono gli utili complementi che gli permettono di colmare le lacune nelle sue teorie rafforzandole con dati concreti.
La partenza è lenta e solo alla fine i tempi accelerano riunendo tutte le fila e giungendo alla soluzione che illumina e offre un senso alle prime pagine del prologo.
Alla trama principale, quella del boia di Gaudì e del suo probabile aiutante, se ne sovrappone un’altra, tutta personale di Malart che riguarda il suicidio di suo nipote. Le indagini procedono in parallelo ma potrebbero essere destinate a confluire in un’unica grande pista che alla fine possa spiegare le ragioni di tutto.
Protagonisti principali sono inevitabilmente Gaudì e Barcellona. Gaudì è l’architetto visionario che ha cambiato il volto della città trasformandola in un grande gioco di simboli e segni da decrittare che affascinano il visitatore. Nulla nelle sue opere è lasciato al caso, tutto ha un motivo e tutto è collegato in una grande sfida che si pone talvolta un orizzonte oltre l’umano. Barcellona è la città dai mille volti, della movida, del turismo di massa, delle espropriazioni per renderla più moderna, dell’inevitabile malaffare, dei pochi che contano e che gestiscono il potere, dei tanti che sopravvivono, dei panorami indimenticabili e delle contraddizioni insanabili. È un simbolo di modernità che si scontra con l’impossibilità di reggere una marea umana di visitatori che la considerano solo come l’ennesimo luogo di svago sfilando per le vie e i luoghi principali ma incapaci di comprenderne l’anima. Parafrasando Aznavour verrebbe da dire “com’è triste Barcellona…”


