Chi conosce Terry Deary lo associa quasi automaticamente alla saga “Brutte storie”(Horrible Histories), capace per decenni di trasformare la storia in materiale scolastico irresistibile per bambini e ragazzi. Con “Sono un assassino”(Actually, I’m a Murderer), l’autore compie il salto verso il romanzo giallo per adulti, portando con sé lo stesso talento per il ritmo serrato e il colpo di scena ben piazzato.
Il libro si apre nel 1973 con una scena magistrale nella sua semplicità: quattro sconosciuti condividono uno scompartimento sul treno notturno per Newcastle, e uno di loro, un uomo dall’aspetto insignificante e con gli occhiali, rompe il silenzio con una frase che gela il sangue: “In realtà, sono un assassino.” Da quel momento, le vite dei quattro passeggeri iniziano a intrecciarsi in modi sempre più pericolosi, nell’arco di una sola, vertiginosa giornata.
Il vero pregio del romanzo sta nella capacità di muoversi con disinvoltura tra generi diversi. Deary non ha paura di alternare momenti di tensione autentica a guizzi di comicità tagliente e tipicamente inglese, creando un contrasto che, anziché stridere, funziona alla perfezione. È una scrittura che tradisce l’esperienza di chi ha passato una vita a catturare l’attenzione di lettori giovani ed esigenti: ogni capitolo è calibrato, nulla è superfluo, e il lettore viene tenuto costantemente sul filo del rasoio, incerto su chi rappresenti davvero una minaccia e chi sia semplicemente vittima delle circostanze.
Ad arricchire ulteriormente il romanzo è la scelta di non affidarsi ad un singolo investigatore protagonista, ma di costruire una narrazione corale che segue sia i quattro viaggiatori del treno sia Aline, la giovane agente di polizia che tenta di ricostruire il filo logico dietro una serie di omicidi sempre più incomprensibile. Aline si rivela uno dei personaggi meglio scritti del romanzo: determinata, lucida, costretta a farsi strada in un ambiente professionale che nel 1973 non le rende affatto semplice le cose. Questo dettaglio, apparentemente marginale, dona al romanzo una profondità sociale che va oltre il semplice intrattenimento poliziesco, senza mai appesantire il ritmo della trama.
Sul piano stilistico, Deary predilige scene brevi, quasi cinematografiche, perfette per restituire la claustrofobia iniziale del vagone ferroviario e mantenere alta la tensione per tutta la durata del libro. L’ambientazione storica, la Newcastle del 1973, viene evocata con pochi tocchi essenziali, senza mai scadere nella ricostruzione d’epoca fine a se stessa. L’unico limite riscontrabile è la densità degli intrecci: il numero di segreti, doppi giochi e colpi di scena che si accavallano richiede attenzione costante, e alcune svolte narrative privilegiano l’effetto sorpresa rispetto alla profondità emotiva. Chi cerca un giallo psicologico lento e introspettivo potrebbe trovare il registro complessivamente troppo leggero: qui l’obiettivo dichiarato è stupire, non commuovere.
Nel complesso, “Sono un assassino” è un esordio nel genere giallo scritto con sicurezza e mestiere, capace di intrattenere pagina dopo pagina senza mai prendersi troppo sul serio. Il libro apre la serie “Actually Murders”, che prosegue con “Actually, I’m A Corpse”: ambientato sempre a Newcastle nel 1973, vede un cadavere non identificato ritrovato strangolato su un treno e costringe la sergente Aline James già protagonista del primo volume a collaborare proprio con l’assassino John Brown e con l’attore pasticcione Tony Davies per fermare una serie di delitti prima che tocchi a uno di loro. Chi ha apprezzato il primo capitolo troverà nel seguito la stessa combinazione vincente di dark humour e suspense, arricchita dal piacere di ritrovare personaggi ormai familiari.


