Un po’ romanzo rocambolesco tendente al bizzarro, un po’ noir e un po’ commedia dell’inverosimile, “Il femore di Rimbaud” in uscita in Italia per Prehistorica Editore abbraccia più generi contemporaneamente senza per questo riuscire a sposarne nessuno. Franz Bartelt ha messo al centro della sua storia Majesu Monroe, rigattiere abilissimo nel trasformare oggetti di nessun valore i veri e propri cimeli. Non è difficile trovare sulla sua bancarella una zuccheriera appartenuta ad un nobile francese o un dente di qualche artista fiammingo: tra tutto questo spunta anche un femore che il rigattiere sostiene essere quello amputato nientemeno che a Rimabud.Â
In ogni caso l’attività del rigattiere è solamente la cornice entro cui Bartelt costruisce il suo romanzo: prima la storia d’amore coronata da un matrimonio particolare con Noème, imprevedibile rampolla della borghesia desiderosa di fare una vita da povera, quindi l’avvicinarsi pagina dopo pagina di Majesu alla ricchezza della famiglia della moglie. In un labirinto di situazioni in equilibrio tra il comico, il grottesco e il surreale, Majesu riesce sempre a mantenersi a galla e a evitare ogni possibile inciampo contando solo sull’arte dell’eloquio capace di convincere il proprio interlocutore di qualsiasi cosa. In un crescendo di peripezie, il lettore assisterà ad una sorta di riscatto sociale dove per una volta saranno i ricchi a dover scendere a patti con i poveri. Per certi versi, un mondo alla rovescia.Â


