Senza lasciare traccia – Umberto Brindani



Umberto Brindani
Senza lasciare traccia
Piemme
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Con Senza lasciare traccia (Piemme), Umberto Brindani costruisce un romanzo che si muove con la leggerezza dell’ironia derogando alla precisione dell’indagine, fondendo un giallo sui generis con la satira civile. Il risultato è una storia che diverte, intriga e allo stesso tempo inquieta, perché dietro la trama investigativa si intravede il ritratto di un Paese dove i ruoli sembrano essersi capovolti: i cittadini cercano un magistrato scomparso, i giornalisti inseguono la verità solo quando conviene, e chi si proclama custode della giustizia è spesso il primo a doverla temere.

Il protagonista, Pierfrancesco Balzani, ex cronista di nera ridotto ormai a firmare articoli di poco conto, si ritrova improvvisamente catapultato di nuovo nel cuore pulsante dell’inchiesta quando, all’interno del Palazzo di Giustizia di Milano, viene scoperto un cadavere. Nello stesso momento, la sua compagna –una pm che aveva messo alla berlina i colleghi con una maxi indagine poco tempo prima – scompare nel nulla. Per la Procura è lei la colpevole del delitto dai contorni torbidi nel Palazzo di Giustizia; per Balzani, invece, è una vittima in fuga, forse in pericolo, forse pedina di un gioco molto più grande. Da qui si apre una corsa contro il tempo, fatta di soffi misteriosi, dossier manipolati e ombre di servizi segreti mai del tutto identificabili.

Brindani orchestra la trama con gusto narrativo e un ritmo che alterna tensione e disincanto. Il tono ironico, a tratti caustico, serve non tanto a smorzare la gravità dei fatti quanto a illuminare l’assurdo che permea il sistema giudiziario e mediatico italiano. L’autore, con la sua lunga esperienza nel giornalismo, osserva con occhio disilluso e partecipe una categoria – quella dei cronisti – ormai smarrita tra l’urgenza della notizia e la perdita di credibilità. I giornalisti, qui, sono ombre sbiadite dei loro predecessori, gli avvocati star mediatiche di sé stessi, i magistrati figure divise tra potere e fragilità.

Eppure, Senza Lasciare Traccia non è solo un noir sul disfacimento delle istituzioni: è anche una riflessione più ampia sulla colpa e sulla responsabilità. Brindani sembra suggerire che nessuno, in fondo, è davvero innocente. Ogni personaggio, dal cronista al giudice, dal politico al semplice cittadino, porta con sé un segreto, un compromesso, una piccola o grande ombra morale. Tutti colpevoli di qualcosa, anche solo per indifferenza. È questo il cuore del romanzo: la consapevolezza che il confine tra bene e male, tra giustizia e interesse, è ormai diventato sottile come una riga di inchiostro su un taccuino.

L’ironia di Brindani, mai gratuita, diventa così un’arma per denunciare la deriva di un mondo dove la verità non è più un valore assoluto ma una merce negoziabile. Balzani, nella sua ostinata ricerca, non è un eroe puro, ma un uomo che inciampa, dubita, si sporca le mani pur di capire. Alla fine, riuscirà a “mettere in fila le briciole”, come un moderno Pollicino, arrivando a una verità che non salva nessuno ma restituisce a ciascuno il proprio peso morale. Una verità che inchioda tutti alle proprie responsabilità, senza tuttavia alterare il corso dell’amore, l’unico sentimento che, almeno nei romanzi, riesce ancora a sopravvivere al caos del mondo.

Un giallo che diverte e fa pensare, un romanzo in equilibrio tra leggerezza e disincanto, dove l’autore mette in scena una società allo specchio, ironica e tragica insieme, capace di ridere di sé solo per non dover piangere troppo a lungo.

Daniele Bonetti

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