L’isola del passato – Arwin J. Seaman



Arwin J. Seaman
L’isola del passato – Arwin J. Seaman
Piemme
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Mentre in libreria è arrivato il suo quarto romanzo della serie ambientata in Svezia, sull’isola di Liten, ci si chiede chi possa essere l’autore. Arwin J. Seaman è infatti lo pseudonimo di un noto scrittore italiano, che è riuscito ad essere credibile in qualità di giallista scandinavo, annoverato tra tanti autori autoctoni di genere, come ad esempio Jo Nesbø e Camilla Läckberg.

Cosa assolutamente non facile, poiché i romanzi scandinavi sono un filone a parte, dove bisogna essere abili, oltre che a far passare una sorta di isolamento geografico, anche a rendere un sentore di segregazione emotiva. Il microcosmo che si crea è tipico di un’atmosfera sospesa, quasi ovattata, in cui regna il silenzio. Sebbene ci si conosca più o meno tutti, in questi ambienti chiusi, perennemente innevati e bui, gli abitanti gravitano attorno a importanti segreti, che ristagnano da anni e sono riconducibili a un passato che torna a pungolarli. Misteri che vengono a galla a mozzichi e bocconi, con colpi di scena calibrati, come in un mosaico che vede lentamente combaciare le tessere  

E questo autore, chiunque sia, riesce a trasferire in modo egregio quanto detto.

L’isola del passato (Piemme, marzo 2026) si sviluppa su due registri temporali paralleli, che convergono in un unico caso rimasto irrisolto nel 2016 e da risolvere assolutamente dopo il Natale del 2025. L’isola è quella di Liten, che abbiamo imparato a conoscere. Con la neve, il mare spesso in burrasca e il vento che soffia impetuoso, incurante del resto.

Troviamo l’agente Annelie Lindahl che, per una fortunata coincidenza, ha modo di riaprire un cosiddetto cold case. Ovvero indagare su un omicidio di nove anni prima, ai tempi del suo arrivo sull’isola come giovane risorsa, rimasto senza un colpevole. E così avviene il salto nel tempo, riguardo l’omicidio di Hedda Sahlin, isolana trovata accoltellata e ossessione della stessa Lindhal, in quanto allora inesperta e incapace di darle giustizia.

Dopo le inquietanti vicende che sono accadute a Liten, narrate nei romanzi precedenti, i turisti stentano ad arrivare. Il potere è ora concentrato nella numerosa famiglia Andersson, un vero e proprio clan.

Però gli anni sono trascorsi e chi faceva ostruzione, alle indagini di allora, adesso non c’è più. 

La vittima, Hedda Sahlin, lavorava come cuoca all’hotel Tidvatten, oggi anch’esso proprietà degli Andersson, che permettono finalmente alla Lindahl di consultare i vecchi registri.

Insieme al capo della polizia, Owe Dahlberg, Annelie si mette a fare domande, che la portano a scoprire una doppia vita di Hedda, ai tempi insospettabile. 

Oltre all’atmosfera claustrofobica che si respira su Liten, dove i molti personaggi appaiono sempre amichevoli eppure in agguato, quasi che qualcosa di pericoloso stesse per capitare, Annelie deve fare i conti coi suoi sentimenti personali ed essere chiara, per una volta nella vita.

Gli affetti fra i soggetti principali si delineeranno, anche se la sincerità molto spesso non porta altro che guai.

Con gli accadimenti del 2016 e la prima indagine di una novellina Annelie a fare la specchio, la vicenda prenderà una piega inedita, fatta di trame e sotterfugi imprevedibili, fino alla rocambolesca resa dei conti.

La prosa cinematografica fa sì che la lettura scorra veloce, senza essere mai prevedibile.

Resta una riflessione, ovvero che il passato ritorna, se non viene risolto. Il presente ha il potere di curarlo e mettere un punto.

In attesa di un nuovo episodio, diamoci tutti appuntamento sull’isola di Liten.

Cristina Biolcati

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