Eunice Parchman è una donna di mezza età e lavora come domestica nella villa della famiglia Coverdale. Sembra la governante ideale, gran lavoratrice, perfezionista, di poche parole. La casa risplende sotto le sue mani infaticabili, eppure… C’è qualcosa nel suo modo di fare che a poco a poco si insinua sgradevolmente in George e Jacqueline, i padroni di casa. La riservatezza di Eunice è eccessiva e talvolta incomprensibile. L’unica persona con la quale sembra andare d’accordo è Joan Smith che gestisce insieme al marito un negozio nel centro della piccola cittadina. Joan fa parte di una congrega religiosa e spera di convincere l’amica a seguirla. Inoltre tra Joan e la famiglia Coverdale c’è della vecchia ruggine ed Eunice è per lei uno strumento per infastidire George e Jacqueline.
Mentre i rapporti tra Eunice e i datori di lavoro si deteriorano, il sodalizio tra Eunice e Joan si rafforza fino a sfociare nella strage di San Valentino mentre in tv è trasmesso il Don Giovanni di Mozart.
E il motivo silente attorno a cui tutto ruota è il segreto inconfessabile di Eunice: la donna non sa né leggere né scrivere.
Fin dall’inizio, contrariamente a un classico giallo, conosciamo assassino, vittima, movente.
Eunice ha un comportamento compulsivo e non ha interessi di alcun genere né rapporti sociali.
“Le smanie di Eunice la spingevano a camminare, un giorno a saltare su un autobus e passare la giornata a Brighton, un altro a trascinare fuori i mobili dal salotto e ridipingere le pareti di rosa.”
I suoi rapporti con i genitori sono scarni, la ragazza ha un comportamento anaffettivo e d’altra parte loro non ne hanno mai curato l’istruzione, lasciandola crescere nella totale ignoranza.
Poi c’è Joan la peccatrice redenta, ossessionata dal fare proseliti che trova in Eunice lo strumento per vendicarsi della società che non la accetta.
Sull’altro versante conosciamo invece la famiglia Coverdale. George e Jacqueline sono i classici benestanti che hanno scelto una vita ritirata in campagna. Entrambi sono al secondo matrimonio e con loro vivono il taciturno adolescente figlio di Jacqueline, Giles, e la spumeggiante Melinda, una delle figlie di George.
Il dramma si consuma tra le mura domestiche tra l’incredulità dei Coverdale e l’assoluta mancanza di freni di Joan ed Eunice.
L’analfabetismo è la causa scatenante, ma è soprattutto l’emblema della differenza di classe sociale tra vittima e assassino. È un manifesto dell’incomunicabilità tra chi “possiede” la cultura e chi è relegato ai margini della società.
La narrazione ci conduce lentamente all’epilogo, mostrandoci la psicologia di tutti i personaggi e preparandoci al momento in cui tutto ha fine.
Nelle ultime pagine spicca un doppio percorso: da un lato il Don Giovanni in televisione a cui assistono i Coverdale e dall’altro la freddezza esecutiva di Eunice e Joan che si apprestano alla strage. Le sequenze in parallelo ricordano celebri sequenze cinematografiche che hanno fatto scuola, prima fra tutte quella di Hitchcock in Notorius quando, per creare suspense, alterna scene della festa a casa di Sebastian e scene della cantina con Devlin ed Elena.
Una lettura gialla particolare che si distingue dalle narrazioni standard.


