Libri per ragazzi: Il silenzio dell’orsa –


Davide Longo
Il silenzio dell’orsa
Mondadori

Fra i pochi autori di gialli che scrivono anche per i ragazzi certamente si distingue Davide Longo che, dopo il superlativo Il gioco della salamandra, in Il silenzio dell’orsa ripresenta Olivo Depero, ora diciassettenne, che in un incidente stradale ha perso il padre, mentre a lui si è spaccato in due il cervello, letteralmente, poi rimesso insieme con conseguenze e capacità strane, al limite del paranormale. Per dirne qualcuna: memorizza tutto ciò che vede e sente, legge un libro di 500 pagine in 3’ e 20”, capisce e parla ogni lingua sentita una sola volta, conosce, “a sua insaputa”, fatti storici, nozioni scientifiche, cose che noi umani (comuni mortali) non potremmo nemmeno immaginare. Per non parlare delle “fisse”: indossa vestiti sempre uguali e un piccolo cappello grigio in testa (attenzione!), pronuncia non più di 600 parole al giorno, è implacabile nel correggere congiuntivi sbagliati e il suo intercalare preferito è “non so se mi spiego”. 

Ora è anche ricercato dalla polizia e vuole andare in Austria per trovare la madre scampata all’incidente. Per non farsi mancare niente viaggia in compagnia di Asa, che è qualcosa di più e di diverso di un’amica immaginaria rompiballe e che lo rimbrotta in continuazione, lo prende in giro, lo provoca: in realtà è un artificio narrativo che, attraverso i dialoghi mentali tra i due, ci permette di conoscere il ruminio dei pensieri di Olivo e anche di far intravedere a noi e scoprire a lui stesso quelli che sono i suoi pensieri e desideri più reconditi e inconfessati.

La trama è molto complessa, più che complicata, e si aggroviglia e sgroviglia attraverso vari filoni che costantemente si rincorrono e intersecano. Il primo è di carattere ambientalista: alcuni giovani locali anticonformisti cercano di difendere la riserva naturale dove si aggira l’orsa Kattalina, chiamata così come una donna bruciata nel Settecento come strega. Secondo: il gruppo forma un band musicale e al tempo stesso una banda – chiamata Etnorac, il rovescio di Caronte, il dantesco traghettatore di anime – che aiuta i migranti a passare in Svizzera attraverso i vecchi percorsi dei contrabbandieri. Terzo: uno di loro, Elia, viene trovato morto ai piedi di un dirupo: incidente come dicono le autorità o omicidio come sospetta la sorella Daphne, vestita grunge e ciocche di capelli azzurri? Più altri oscuri segreti e interessi di famiglia in un paesino di montagna di mille abitanti. 

Su tutto incombe la presenza della Geostad con i suoi droni alla ricerca di zone da sfruttare per giacimenti di minerali. Olivo, coinvolto nelle indagini, ovviamente risulterà decisivo nella scoperta della verità. La resa dei conti avverrà nel “bosco maledetto”, al lago della Stria, una pozza d’acqua calda e miracolosa per la pelle di Daphne, che soffre di psoriasi e dermatite. Per l’occasione anche Kattalina uscirà dal letargo e dal Buco (con la maiuscola). E Olivo proverà intimità fino ad allora sconosciute, ma attese e desiderate nel profondo, secondo quella pettegola di Asa, non so se mi spiego.   

A mano a mano che il racconto si avvia al finale, Longo accumula una crescente tensione, con svolte, colpi di scena, plausibili ribaltamenti delle convinzioni e delle aspettative. Infine, Olivo tira fuori non dal cilindro, ma sotto il cappello grigio, la vaga e confusa intuizione delle proprie origini, quando riemergono lampi di ricordi della primissima infanzia. Si apre così lo spiraglio di una porta per un possibile terzo romanzo della serie Olivo e Asa: si sente puzza di politiche razziali praticate non tanto tempo fa da paesi civilissimi come quelli di Svizzera e Scandinavia.
Da 12 anni

 

Fernando Rotondo 

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