Anche in questo quinto capitolo della serie che vede Annarella al centro di indagini sempre più serrate, insieme a Cantoni e Tonino, troviamo la doppia, forse meglio dire triplice, cifra che caratterizza la narrazione di Sarah Savioli.
Innanzitutto, non siamo di fronte, solo, ad un semplice caso da risolvere, al classico giallo con indizi che, se seguiti e collegati sin dall’inizio ci conducono diretti e diritti alla scoperta della soluzione. A questo, che fa da sfondo alla vicenda, dobbiamo aggiungere l’indagine all’interno di sé, della propria storia, delle proprie paure, delle proprie rimozione che Annarella porta avanti. Infine, non possiamo dimenticare i veri collaboratori e amici della nostra detective: Otto, l’alano pezzato, una via di mezzo tra cane e mucca; una pianta grassa stagista, convinta di avere il dono di cogliere indizi che sfuggono ai più; un passerotto vigile urbano di quartiere, assillante ma utile al momento opportuno; le piante e gli animali domestici, Tarta e Rughina, che invecchiando ci sentono sempre meno e dormono della grossa; un ficus adolescente che, in quanto tale, ha un sonno cronico; Banzai, il gatto di casa, convinto della sua superiorità e vera «coscienza critica» di Anna.
Quindi: indagine fuori e dentro di sé; indagine nel proprio presente e nel proprio passato.
Cominciamo dal presente: Gaetano Rosi, pregiudicato, carcerato, tornato alla vita civile dopo aver scontato anni di detenzione dura, si presenta alla porta dell’agenzia con la richiesta di aiutarlo a riabilitare la memoria del fratello Enrico, piombato giù da un cavalcavia. Pare avesse subito un pestaggio violento, i giornali ne avevano parlato come di uno scapestrato, un picchiatore, un delinquente ucciso per un regolamento di conti ma… probabilmente a lui erano state attribuite le caratteristiche proprie di Gaetano. E poi…poi l’indagine era stata velocemente archiviata. Ora, Rosi vuole riabilitare la memoria del fratello ucciso, fosse anche l’ultima cosa da fare prima di morire. E vuole che a indagare sia l’Agenzia Cantoni, anzi, che sia proprio Anna a farsene carico.
Anche Cantoni sembra nascondere qualcosa: sfuggente, ombroso, spesso assente. Cosa vuole tenere segreto? Cosa si cela dietro i suoi modi bruschi? Ad Annarella non sfuggono i molti indizi: lo segue e lo tallona con il suo affetto, finché la sua scorza dura mostra le prime crepe.
Annarella stessa deve fare i conti con Luca, il figlioletto alle prese con un mondo dove spesso non si trova a suo agio e, soprattutto, deve affrontare la fatica e il dolore dei primi abbandoni e tradimenti degli amichetti del cuore. Non esiste un vaccino contro il dolore e Anna lo sa bene… e capisce anche che prima o dopo dovrà affrontare anche lei l’origine del suo, di dolore.
Ed è Banzai, il saggio gattone che si crede un essere superiore, a elargire ad Anna delle perle di saggezze, degne dei migliori psicoterapeuti. «Te lo dico di nuovo e poi segnatelo da qualche parte: devi accettare che lui nella vita soffra, umana. Non puoi impedire tutto questo, lo capisci, vero?» Anna capisce con la testa ma non con il cuore, quando è stato il suo cuore ad aver sofferto e ad aver rimosso la causa di tanto dolore.
Così si ritorna al passato, alla riabilitazione della vita di Enrico Rosi, alla ricostruzione di un puzzle che vede molti protagonisti, molti testimoni e un responsabile della sua morte. E si arriva a capire il motivo per cui Gaetano Rosi si sia rivolto, tra tanti detective e agenzie investigative, proprio all’Agenzia Cantoni e proprio ad Anna.
E, grazie a questa ricerca e tuffo nel passato, anche Anna riesce a rappacificarsi con la sé bambina, con i suoi dolori e le sue rimozioni. Con le figure familiari e con la sua storia dimenticata.


