L’estate a Rivorosso non dà tregua: il sole brucia senza pietà e l’umidità appiccicosa avvolge le strade, rallentando ogni gesto, ogni pensiero. È la stagione in cui tutti sognano il mare o la montagna, ma per il commissario Adalgisa Calligaris non c’è tempo per le vacanze: sta per iniziare una delle indagini più complesse e dolorose della sua carriera.
A sparire nel nulla è Gualtiero Fontanella, suo marito, magistrato dagli occhi chiari e dallo sguardo indecifrabile. Poco dopo, il ritrovamento di un giovane annegato scuote la quiete apparente della cittadina. E quando entrano in scena tombe profanate, simboli esoterici e una misteriosa carta dei Tarocchi raffigurante l’Eremita, il caso si trasforma in un labirinto di ombre.
In La misteriosa scomparsa di Fontanella, l’autrice ci riporta a Rivorosso, un microcosmo dove si muovono volti ormai familiari: Matteo Corvo, l’ispettore dal passato musicale e dall’ironia tagliente; Carlo Petri, il medico legale e vecchia fiamma mai del tutto sopita; e la vulcanica Tamara “Paris” Picchio, blogger e amica fidata. Attorno a loro, la squadra del commissariato si muove come una famiglia un po’ disordinata ma sempre unita.
Il romanzo alterna leggerezza e inquietudine. Adalgisa affronta il caldo, gli interrogatori e la paura con la sua consueta grinta, ma anche con stanchezza, sarcasmo e una vulnerabilità che la rendono più vera che mai. Non è un’eroina levigata, ma una donna che inciampa, sbuffa, riflette — e proprio per questo conquista.
La vicenda parte come una cronaca domestica, ma scivola presto verso l’oscurità. Tra sette, riti occulti e deliri di potere, l’indagine si trasforma in un viaggio nella mente umana e nei suoi abissi. La tensione cresce passo dopo passo, e l’ironia diventa l’unico modo per affrontare la paura.
Lo stile dell’autrice mescola ritmo e umorismo, costruendo una trama solida e piena di sorprese. Dialoghi vivaci, colpi di scena ben dosati e un finale che tiene incollati fino all’ultima pagina: tutto contribuisce a creare un giallo che intrattiene senza rinunciare alla profondità.
Ciò che rende unica questa “saga umbra” è la sua capacità di restituire una provincia viva, dove realtà e invenzione si fondono. Rivorosso è più di un’ambientazione: è un personaggio che respira insieme ai suoi abitanti, con le sue piazze arroventate e i suoi segreti nascosti dietro finestre chiuse.
Arrivata alla sua nona indagine, Adalgisa Calligaris continua a evolversi: ruvida, ironica, ma anche fragile e innamorata. La paura di perdere l’uomo che ama diventa il motore di una ricerca che è anche interiore. Alla fine, la verità emergerà — non solo quella giudiziaria, ma quella più intima, che si nasconde negli sguardi e nei silenzi.
Un giallo intelligente e umano, in cui la suspense si intreccia al sorriso, e la quotidianità si fa specchio dei sentimenti. Ancora una volta Rivorosso, con il suo caldo opprimente e la sua ironica umanità, diventa il palcoscenico perfetto per un noir tutto italiano.


