Io, altro da me – Lo spazio nero 16

Nel cinema quanto di pi logico possa esistere: l’attore che recita in scena un personaggio non il personaggio stesso. Affermare il contrario a parte Bela Lugosi, nome d’arte dell’ungherese signor Bla Ferenc DezsÅ‘ Blask, e pochi altri casi significherebbe far coincidere Brad Pitt con uno degli undici, dodici, tredici di Ocean oppure Rene Zellweger con un’imbranaticcia e rotondetta ragazzotta di periferia trapiantata in citt.

Eppure, nella letteratura, non vale la stessa semplice regola.

Spesso chi scrive, scrive del colui che scrive. Spesso chi legge, legge e a ragione l’autore nel personaggio. E questo il primo problema.

Il secondo problema che quel colui che scrive, in realt non esiste. O esiste per dirla in maniera differente nella realt auto referenziale dello scritto. E di colui che lo scrive.

E lo aveva capito molto chiaramente anche Lewis Carroll, al secolo l’ottocento Charles Lutwidge Dodgson.Dodgson aveva pi vite: era matematico, fotografo, inventore, docente universitario, gran giocatore e molto altro. In particolare, con lo pseudonimo di Lewis Carroll, era anche autore. E fra le su principali produzioni scrisse anche un testo particolarmente illuminante, sotto vari punti di vista.

Il titolo originale Through the Looking-Glass and what Alice Found There, traducibile con Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trov.In Italia, per, pubblicato spesso, semplicemente, come Attraverso lo specchio. Per esempio, nella collana degli economici Newton & Compton.

Quel che Alice vi trov, in effetti, piuttosto interessante. Lungi da me lo svelarvelo: se non l’avete gi letto vi consiglio di farlo quanto prima. E interessanti sono anche le considerazioni secondarie, i livelli di lettura ulteriori, che il libro racchiude. Non ultima la disanima del rapporto autore/uomo. Esplicitata anche dal dualismo Carroll/Dodgson.

Quanto di s ciascun autore inserisce nel personaggio o nei personaggi che fa agire nella storia? Quanto questa scelta condiziona il suo scrivere e il suo stile? E soprattutto, quanto questo processo avviene in maniera consapevole e come libera scelta?

Non sono domande di poco conto e le risposte, naturalmente, variano da autore ad autore, da libro a libro e da personaggio a personaggio. Ciononostante dal mio punto di vista troppo spesso si avverte dietro al personaggio, presunto, fittizio la realt auto referenziata e auto referenziabile dell’autore. E spesso quella realt non corrisponde minimamente a una realt oggettiva. O oggettivabile.

Se fosse una scelta consapevole non si porrebbero ulteriori complicazioni ma sempre dal mio personale punto di vista molto spesso cos non .

Riuscire a scrivere e a ricreare, un personaggio altro da s, per, tappa obbligata di qualsiasi evoluzione letteraria. Un passaggio ineludibile per approfondire Lo spazio nero di ciascun autore o lettore e per capire come, e quando, aprire e chiudere le nostre casseforti.

Franklin Pierce Adams, giornalista arguto e redattore della colonna The Conning Tower prima sul New York Tribune fino al 1937 e poi sul New York Post fino al 1941 scrisse quanto segue: In molti romanzi, la trovata letteraria pi geniale, l’avvertimento che i personaggi sono puramente immaginari.

Un’ultima nota: Franklin Pierce Adams, in realt si chiamava Franklin Leopold Adams.

Fabio Fracas

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