Era la nostra casa – Marcus Kliewer



Marcus Kliewer
Era la nostra casa – Marcus Kliewer
Newton Compton
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Se degli sconosciuti bussassero alla porta, asserendo di essere i vecchi proprietari della vostra casa, li lascereste entrare? Oppure li caccereste all’istante, riuscendo a gestire il senso di colpa per essere stati scortesi?

Il dilemma è questo: degli estranei che improvvisamente irrompono in un’abitazione, però col consenso dei padroni. Che possono essere animati da un genuino spirito di “amarcord”, così come creare una breccia da cui penetra il male. Un rischio bello grosso!

Era la nostra casa di Marcus Kliewer (Newton Compton Editori, febbraio 2026) è molto più di un thriller, con elementi ed espedienti altamente disturbanti, che ricalcano il genere horror. Un senso di disagio autentico, cucito addosso ben oltre la fine della lettura.

L’autore vive a Vancouver ed è animatore in stop-motion. Una particolare forma d’arte che, tramite la fotografia e la manipolazione fisica degli oggetti, crea l’illusione del movimento. Questo la dice lunga sul suo tipo di approccio alla scrittura, partendo dalla cura del particolare, per poi allargare il campo e distorcere la scena a piacimento. 

Una tensione che trova conferma nelle radici di questo esordio letterario, poiché Era la nostra casa è nato come racconto seriale su Reddit, la piattaforma di comunità online, dove ha vinto il premio Scariest Story: “storia più paurosa”. I cui diritti cinematografici, tra l’altro, sono già stati acquistati da Netflix.

Cosa dire della trama? Nell’isolato entroterra dell’Oregon, c’è una vecchia casa immersa nel verde e in mezzo agli alberi. Che Eve e la sua compagna Charlie stanno cercando di ristrutturare, essendosi trasferite da poco. La loro quiete una sera viene meno, quando una famiglia suona alla porta e chiede di entrare. Thomas Faust è in viaggio con la moglie Paige e i tre figli. Hanno fatto tappa al 3709 di Heritage Lane, in quanto i ragazzini sarebbero contenti di visitare la casa dove il loro padre è cresciuto. Possono mica dare un’occhiatina all’interno? Eve è una giovane donna che non riesce a disattendere le speranze altrui, per cui, sebbene in lei suonino dei campanelli d’allarme, decide di assecondarli. Altro scenario, se l’interlocutrice fosse stata la sua compagna, la più decisa Charlie (un personaggio davvero ben riuscito!). Invece, quest’ultima non è ancora rincasata e ci si deve accontentare del giudizio della ben più arrendevole Eve. Il danno è fatto!

Come non bastasse, una violenta tempesta di neve sta per abbattersi sulla zona. Oltre le montagne, il passo verrà chiuso e la famiglia Faust, che non ha nemmeno le catene da neve, deve restare lì per trascorrere la notte.

I personaggi si muovono in un modo che diventa sempre più surreale, in un’area circoscritta, compresa di cantine e sotterranei della vecchia casa. L’autore è abile a creare un clima di tensione, basato soprattutto sulle aspettative, dato che diventa pressoché impossibile distinguere tra realtà e finzione.

Il panico raggiunge il suo culmine, quando Charlie scompare. Eve rimane in balia dei visitatori, i quali non hanno alcuna intenzione di togliere il disturbo. Finché la stessa Eve non perde il controllo e tutto si trasforma in un incubo, senza possibilità di facile soluzione.

Marcus Kliewer, in questo romanzo, tiene sulla corda il lettore, mandandogli miriadi di sollecitazioni. Impulsi sconcertanti, che impediscono di rilassarsi. La paranoia arriva inevitabile, e non solo a sconvolgere i personaggi di carta. 

La traduzione dall’inglese di Daniela Di Falco mantiene lo stile semplice, ma estremamente evocativo dell’autore. Una lettura consigliata a chi, più che l’indagine vera e propria, cerca lo spavento. Affinché il suono del campanello di casa, d’ora in poi, faccia riflettere. E sia da monito per qualunque visionaria resa dei conti.

Cristina Biolcati

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