Biografia sentimentale di Fabio Montale, parte III

La Solea è la colonna vertebrale del flamenco, ma Solea è anche il titolo del libro che colpisce dritto alla spina dorsale dell’esistenza di Fabio Montale. Se in Chourmo a dissolversi era stata la ciurma di Fabio Montale, Solea punta al cuore di quella che è la sua vita: sentimenti, amicizie, affetti. Mentre nel nostro mondo di lettori il giornalismo d’inchiesta affronta la sua agonia, almeno in Italia, la traccia che accompagna l’ultimo periodo della vita di Montale è un’inchiesta violenta e pericolosa, condotta da uno degli ultimi affetti che ancora lo circondano. Quella Babette Bellini con la quale mantiene un rapporto vivo e incompleto, che non è mai stato semplice amicizia, ma non è mai potuto diventare una relazione. Un’amicizia instabile, alla quale però Fabio si aggrappa con tutta la passione che si è capaci di dedicare ai legami disperati.
Il denaro è assurto al ruolo di sogno e di morale. Questo è lo sfondo. È il motivo dominante di un mondo nel quale le classi marginali e la gente di confine, se non sono funzionali al sistema, non hanno più nessuna chance. Babette insegue le tracce del denaro e arriva all’origine dei rapporti tra stato e affari. Troppo in alto. Arriva fino al punto in cui stato, affari e mafia diventano una cosa sola. Inscindibile.
L’ex poliziotto inizia la prima giornata dell’ultima storia della sua vita sentendo nell’aria, tra caldo, umidità e inquinamento, l’odore di morte. Jean Claude Izzo ci rivela immediatamente le proprie intenzioni. La fuga di Fabio dalle decisioni della vita lo porta ad avere le spalle contro il muro che Babette gli ha edificato intorno, sotto forma di una lettera e di molte informazioni pericolose. Perché Solea è il libro dei problemi che non si possono evitare, delle fughe che non si possono più mettere in atto, delle decisioni che non è più possibile rimandare. La prima fuga della sua vita lo aveva portato via da Lole, Manu e Ugo, verso una vita da legionario, solo perché la legione era la cosa più lontana. Da tutto. E da tutti.
La realtà che ha circondato il ritorno di Manu ha significato l’abbandono della polizia e della vita nella quale si era trovato a muoversi fino a quel momento.
L’equilibrio raggiunto nella sua Marsiglia, tra le calanche e le cene con Fonfon e Honorine, non è servito a fargli da scudo, né a cancellare le ombre.
Lole è scomparsa con un passo di flamenco perfetto che l’ha riportata in Andalusia, lasciando Fabio alle prese con il primo dei problemi che non riuscirà più ad evitare. L’assenza della donna che gli ha cambiato la vita, dando un significato reale e pesante al termine assenza.
Ogni azione o pensiero del libro riporta a Lei, mentre Marsiglia è sempre lì, con la sua molteplicità di colori, profumi e persone. Una ricchezza mediterranea che non è però più unica protagonista, ma diventa sfondo.
Perché Fabio Montale deve prendere coscienza di qualcosa di più ampio dei problemi delle cités, delle lotte interne alla malavita Marsigliese o della Mafia provenzale. Un inchiesta che lo mette di fronte, senza appello, alle modalità con le quali il mondo va avanti. Dinamiche troppo forti, e che scorrono troppo in alto per poter essere cambiate. Anche solo denunciarle, come cerca di fare Babette, può essere devastante e pericoloso. Stavolta il pericolo arriva a minacciare, e devastare, la vita. Quella vita che è sempre stata il suo rifugio. Contro qualunque schifezza potesse sbattere, Fabio ha sempre risposto con la muraglia che separava la propria vita reale. Le isole, quel mare nel quale ha imparato a nuotare, la barca alla quale quasi nessuno ha diritto d’accesso. Anche i brindisi. Decidere di incrociare i bicchieri solamente con chi se lo merita, come un estremo baluardo di libertà. Escludere automaticamente chiunque voti front nationale, legga giornali di destra o si rifiuti di riconoscere la realtà mediterranea e meticcia di Marsiglia.
Tutto questo inizia lentamente a cadere, se qualcuno riesce a addirittura a guadagnarsi la possibilità, almeno teorica, di navigare al largo con Montale. Hélene, che entra nella sua vita nel momento in cui le lacrime non si limitano a scorrere sulle guance di Fabio, ma scendono a bagnare la carta del libro quando un vecchio nonno si lascia andare ad una dignitosa disperazione. Sonia, l’ennesima occasione persa, che assesta il primo colpo alla malinconia stabile di Fabio, lasciando un segno sulle due persone più importanti della sua vita attuale: Honorine e Fonfon.
Ma l’inchiesta non gli lascia possibilità di fuga. Meglio, la scelta è possibile, ma quella più comoda non è nelle sue corde. La merda che gli si rovescia addosso attraverso l’inchiesta di Babette schiude definitivamente il baratro, ed è la sua vita, stavolta, ad essere la vittima. Il casino è sempre più totale, ma l’osso è impossibile da mollare.
Alla fine di questa caduta, percorsa senza mai perdere di vista quel Mediterraneo che così profondamente impregna la vita di Montale, anche gli affetti più cari sono pronti a sparire, e Marsiglia, come tante città affacciate in questo mare, sembra rassegnata a rinunciare alla propria storia per avere un futuro.
Nulla cambia, ed è un altro giorno.
Per chi ha letto e sofferto ogni singola pagina, rimane da scoprire che gli incubi esistono solo nella vita. Forse proprio per questo resta in gola la voglia di assaporare questa vita in maniera diversa, e amarla, come Fabio Montale, fino all’ultimo respiro.

Collettivo Marsiglia

Potrebbero interessarti anche...