Con Arrivederci Londra, Enrico Franceschini costruisce un romanzo ibrido e sorprendente, un thriller satirico travestito da dark comedy, in grado di raccontare la Brexit non come un fatto politico astratto, bensì come una frattura emotiva, quasi intima, vissuta sulla pelle di chi aveva fatto della capitale britannica una casa, una scelta identitaria, una promessa di futuro.
Il punto di partenza è dichiaratamente ironico, con l’incipit che richiama una barzelletta, ma l’ironia iniziale si rivela presto un varco verso un racconto molto più amaro, in cui la risata convive con una profonda malinconia.
L’ambientazione londinese è uno dei veri protagonisti del romanzo. Franceschini dipinge una metropoli febbrile, cosmopolita, luminosa e contraddittoria, una New York europea capace di accogliere, mescolare e reinventare. Londra appare come un organismo vivo, attraversato da lingue, culture e ambizioni, una città che per i dodici giornalisti europei rappresenta un approdo definitivo, un luogo in cui sentirsi finalmente a casa. L’ombra del Big Ben, i quartieri multietnici, la frenesia delle redazioni e delle strade formano un fondale narrativo vibrante, in cui la Brexit irrompe come un terremoto improvviso, trasformando una città aperta in un territorio segnato da sospetto e risentimento.
Il gruppo dei protagonisti rappresenta una sorta di microcosmo europeo. Spesso frequentatori per il breakfast del Cinnamon Club. Che poi non è un club tra gentiluomini ma un ristorante frequentato benissimo e dove si parla solo sottovoce. Aperto nel 2001 dentro L’Old Westminster Library , vittoriana biblioteca pubblica di Fine Ottocento con le sue pareti in mogano tuttora piene di libri .
Dodici giornalisti, dicevo, ciascuno portatore di uno stereotipo nazionale, ma anche di una storia personale, di un amore profondo per Londra e di una fiducia quasi ingenua nel progetto europeo. La loro coralità è uno degli elementi più indovinati del romanzo: l’italiano, il francese, lo spagnolo, la tedesca, l’austriaca, la danese e gli altri diventano una comunità affettiva prima ancora che professionale, unita da una visione condivisa del mondo. Quando il referendum sancisce l’uscita dall’Unione, la ferita per loro sarà non soltanto politica, ma emotiva, vissuta quasi come un tradimento coniugale, come una improvvisa rottura di un patto non scritto.
Il passaggio dalla delusione alla rabbia, fino ad arrivare alla vendetta, è narrato con un ritmo serrato e una tonalità volutamente grottesca. L’aggressione xenofoba subita da uno di loro, il polacco, si trasformerà nel catalizzatore di una spirale di azioni sempre più estreme. Gli “scherzi atroci” iniziali, carichi di humor nero, diventeranno una vera e propria caccia agli euroscettici, in un crescendo che mescola thriller e satira sociale.
Franceschini gioca con il registro del giallo, inserendo figure investigative che evocano la tradizione classica britannica: un’ispettrice acuta e brillante come Miss Marple e un sergente pigro come Poirot, ma privo delle sue leggendarie cellule grigie. Il contrasto tra questi archetipi e la farsesca violenza degli eventi narrati produce un effetto straniante e insieme profondamente efficace.
Tra le pieghe del racconto emerge anche il ritorno (in prequel) di Andrea Muratori, Mura, giornalista, detective per caso, già protagonista della trilogia romagnola. La sua presenza funziona come un ponte tra universi narrativi, ma anche come sguardo esterno e disincantato su una storia europea raccontata con toni surreali. Mura si muove in una Londra sull’orlo della frattura, osservando una comunità straniera improvvisamente trasformata in corpo estraneo, che per il futuro sarà costretta a confrontarsi con visti, permessi, perdita di diritti e una sensazione di precarietà identitaria. Il romanzo riesce a trasformare la Brexit in una potente metafora del populismo, del disagio sociale e delle promesse mancate, senza rinunciare a un tono leggero e paradossale.
La dark comedy diventa uno strumento per esplorare il dolore politico, per raccontare il senso di perdita di una generazione cosmopolita e per riflettere sulla fragilità del progetto europeo. Franceschini suggerisce che la vera tragedia non sia soltanto la separazione istituzionale, ma la dissoluzione di un sogno condiviso, la fine di un’illusione di appartenenza senza confini.
Arrivederci Londra è dunque un giallo semiserio, una satira politica, un romanzo corale e un affresco urbano. È una storia che diverte e inquieta, fa sorridere e invita a riflettere, mostrando come una decisione politica possa trasformarsi in una personale ferita, come la nebbia sulla Manica possa diventare un simbolo di isolamento, come la nostalgia per un’Europa unita possa essere raccontata con il linguaggio della suspense e dell’ironia. Un libro che usa il thriller per parlare di identità, appartenenza e speranza, dimostrando che la letteratura può essere un affilato strumento per comprendere la storia mentre sta accadendo.
Arrivederci Londra – Enrico Franceschini
Patrizia Debicke


