Con i libri della Pistor comincio sempre dalla fine, ma non per scoprire come si concludono: voglio sapere subito quali ricette di torte e biscotti mi aspettano.
Non è soltanto interesse culinario, tanto più che non saprei preparare quelle ricette: è il loro richiamo sensoriale ad accompagnarmi per tutta la lettura, dalla torta di Niedelsingen alle infinite prelibatezze disseminate nel romanzo.
Nel Salottino degli Angeli, il bar pasticceria di Annemie, l’atmosfera natalizia è presente con le sue luci e le sue decorazioni ma non la fa ancora da padrona perché, da sempre, sono le preparazioni della proprietaria a rubare la scena.
Come ogni giorno, un angolo del Salottino è occupato da un gruppo di giovani mamme influencer, intente a raccogliere like con video traboccanti di pannolini e lozioni o con immagini dei loro bambini alle prese con la dentizione, pronti a masticare qualsiasi cosa.
Il clima festivo e sereno del locale è improvvisamente guastato da un urlo lacerante: una delle mamme crolla a terra, morta. Per Annemie è l’inizio di un travaglio interiore profondo e di una gogna mediatica altrettanto forte: sui social, attraverso post che diventano immediatamente virali, si diffonde l’ipotesi che siano stati i dolci di Annemie a causare la morte della giovane mamma.
L’attività del Salottino degli Angeli subisce un colpo durissimo, la pubblicità negativa fa sì che i clienti, anche i più affezionati, disertino il locale e la reputazione di Annemie, di conseguenza, è gravemente compromessa.
Ma Annemie Engel non è certo una donna che resta a guardare. L’avevo già conosciuta in Biscotti, omicidi e profumo di mandorle e so che ama le canzoni, il suo gatto Belmondo e il proprio lavoro, ma non le persone. Mi è piaciuto molto il rapporto con Farin, un tempo aiutante di suo fratello Harald: nato da un’iniziale diffidenza, si approfondisce sempre di più.
In questo romanzo è evidente la crescita di Annemie: nella precedente avventura era una donna che non usciva quasi mai di casa, se non per consegnare i biscotti al mercatino.
Qui, invece, ritroviamo Annemie determinata e attiva, con operazioni strampalate e al limite dell’incoscienza: la sua personale ricerca la porterà, senza alcuna cognizione di causa, nel mondo dei social e imparerà termini sconosciuti, come like, tag, share e tutto ciò che costituisce la nuova grammatica della comunicazione. Saranno questi elementi, per lei nuovi, a spalancarle la porta che conduce alla verità.
Dolcetti omicidi e profumo di Natale è un romanzo avvolgente e non troppo impegnativo, più attento alla psicologia dei personaggi che all’indagine in senso stretto. Il mistero si intreccia così alla vicenda personale di Annemie, ed è proprio quest’ultima, alla fine, a lasciare il ricordo più vivido.


