Jo Murray, autrice del libro ed ex avvocata del foro inglese, esordisce con un legal thriller ben congeniato, che oltre ad offrire una trama intrigante e attuale, riflette sul concetto di giustizia.
Opzionato da Apple TV per la seconda stagione della serie cult: “Presunto innocente”.
Il libro inizia inquadrando il sistema giudiziario inglese, introducendo delle definizioni che hanno la funzione di orientare il lettore, per poi entrare nel vivo della vicenda.
Leila Reynolds è la protagonista del libro; Barrister esperta in diritto penale, e con il senno di poi, scheggia impazzita del sistema legale in cui si muove molto abilmente.
Nata in una famiglia povera e piuttosto malfamata, si fa strada nel mondo universitario, adottando qualsiasi tipo di stratagemma. Con una determinazione incrollabile raggiunge il suo obiettivo: diventare un noto avvocato.
La sua prima difesa in un caso di omicidio, giunge dopo tredici anni di duro lavoro. La vittima, del caso che le hanno assegnato, è un giudice rispettato della Crown Courts e l’accusa affidata, ahimé, a suo marito Julian Kesler, un noto King’s Counsel, avvocato del re, ovvero un barrister di alto profilo.
L’imputato Jack Millman, di professione buttafuori, ha già avuto problemi con la legge, ma questa volta, pone una condizione per la sua difesa; vuole essere rappresentato solo da Leila Reynolds, che avrà il duro compito di scagionarlo dalla accusa di omicidio, senza, però, che lui le dia la benché minima informazione su ciò che è accaduto.
É un pazzo o sta proteggendo qualcuno?
Nel corso del romanzo l’immagine sfuggente e un po’ folle dell’imputato, si trasformerà via via in una specie di eroe romantico.
Tutto ciò che appare, non è sempre come sembra. E la giustizia stessa non sempre conduce alla verità.
La trama procede con una sorta di count down, fino all’inizio del processo, punto apicale della storia, da lì in poi si susseguiranno una serie di colpi di scena e ribaltamenti di prospettiva, dove il lettore continuerà a chiedersi se ciò che sta apprendendo sia effettivamente vero o frutto della propria immaginazione. Rimarrà nel dubbio fino alle ultimissime pagine.
L’esperirnza personale dell’autrice nell’ambiente legale, arricchisce le pagine di realismo, mostrando in modo vivido il tessuto giudiziario inglese, descrivendone meticolosamente i ruoli e le gerarchie, evidenziandone l’elitarismo e una forte impronta maschilista, nonché un’idea personale del concetto di giustizia, sul quale interroga il lettore, attraverso la protagonista che parlando al presente e in prima persona, fa vivere tutto in presa diretta.
Scagionare un innocente, scovare un colpevole, tutto passa attraverso il filtro della giustizia e delle persone che la rappresentano.
La giustizia, però, non è una scienza esatta.


