Solak è il libro d’esordio della francese Caroline Hinault, vincitore di numerosi premi ed edito in Italia da Gallucci. Solak è il nome di una sperduta base militare a nord del circolo polare artico, un’anteprima ‘ghiacciata’ dell’inferno, come racconta la voce narrante del romanzo, Piotr. Qui vivono due soldati, Piotr stesso insieme al brutale Roq, e un ricercatore climatico soprannominato Grizzly. Un giorno, dopo il suicidio del quarto componente del gruppo, il soldato Igor, arriva un nuovo elemento, un ragazzo esile e muto, che si esprime scrivendo in continuazione su quaderni che non fa leggere a nessuno. Piotr si affeziona, a modo suo, a quello che chiama ‘il piccolo’ e cerca di aiutarlo a superare le condizioni ambientali proibitive, la solitudine estrema e la desolazione delle loro esistenze. L’unico che pare indenne allo sconforto è lo scienziato Grizzly, il solo a essersi recato a Solak per scelta e non per punizione come gli altri, tutto intento a studiare quelli che considera i segni premonitori di una possibile apocalissi climatica, che lui è convinto si possa ancora scongiurare grazie anche alle sue ricerche. Ma la lunghissima notte polare sconvolgerà i delicati equilibri di queste vite precarie…
Solak è un’opera di difficile classificazione, contiene elementi del crime, ma anche sfumature distopiche, non vi sono precisi riferimenti temporali (sappiamo che gli eventi si svolgono sul finire del secolo scorso), né geografici (‘da qualche parte a nord del circolo polare Artico’). L’autrice scrive utilizzando uno stile ricco di metafore e similitudini, passando però anche attraverso un linguaggio molto crudo e violento. Nelle sue pagine emerge una descrizione quasi dantesca di Solak, un inferno di vite smarrite che cerca di inghiottire anche anime belle come Grizzly, un luogo estremo, dove tutto viene vissuto amplificato ed esasperato: la violenza, il buio, la solitudine, perché proprio la particolarità della sua posizione, in una zona remota e quasi inaccessibile, sembra esprimere ciò che di primitivo c’è nell’animo umano. Alcuni critici hanno colto echi di Conrad, nell’esplorazione dei lati più riposti e oscuri dell’animo umano e nella condizione dei protagonisti, immersi nel vuoto del gelo che li circonda e nel buio della notte artica, ma un altro nome che viene in mente è quello di Jack London e del suo Zanna bianca. Certamente l’Hinault ha tentato un’operazione molto ambiziosa, inserendo temi come la crisi climatica, la crudeltà ancestrale del rapporto uomo- natura, l’impossibile catarsi dell’animo umano, sviluppati attraverso una scrittura raffinata e visionaria, anche se a volte eccessivamente compiaciuta. Il finale, molto denso rispetto al ritmo dell’evoluzione della storia, colpisce il lettore più per la drammaticità degli eventi che per la soluzione dell’enigma ed è finalizzato alla tragicità della storia e allo scioglimento dei destini dei protagonisti.


