Nei paesi baschi, tra tradizioni e misteri, si dipana il romanzo di Dolores Redondo: Nash Elizondo si muove con la sua squadra alla ricerca di leggende nella Navarra, regione a nord della Spagna, in un arco temporale vicinissimo allo scoppio della pandemia Covid – 19.
Nash è una psicologa forense ma la chiamano l’acchiappa fantasmi e il nomignolo è decisamente opportuno: alla ricerca di elementi che documentino le origini dei miti – di stregoneria e morti violente – scende nella voragine di Legarrea, ma sepolto sotto detriti, carcasse di animali e terra, ritrova il corpo di una ragazza, Andrea Dancur, scomparsa tre anni prima.
Il caso aveva portato a una condanna per omicidio, suscitando nel Paese sdegno e incredulità anche rispetto all’esito delle indagini e alla persona incriminata.
Nash, a partire dal ritrovamento, intraprende una serie di ricerche cui applica, d’istinto, le modalità tipiche della sua attività: scavare, con caparbietà e lentezza.
Così il mondo della piccola e apparentemente tranquilla comunità, cullata dal ritmico suono del fiume Baztan, si mostra a Nash in tutta la sua umanità: nel mutismo, nel segreto e nelle costellazioni familiari, fitte di segreti, di non detti.
L’autrice ci porta a conoscere i personaggi legati alla vita di Andrea, mostrandoli da prospettive differenti, invitandoci a ragionare sul movente. Movente che sembra essere presente nella maggior parte di loro.
Ho trovato il romanzo piuttosto complesso, con diversi intrecci che mi hanno indotto a ritornare indietro di qualche pagina, ma è sicuramente una lettura avvincente e interessante.
Soprattutto l’utilizzo della mitologia nella narrativa è uno strumento assai utile: è usata come la torcia dei minatori per illuminare zone che, altrimenti, non verrebbero alla luce. Non si pensi però che l’indagine in una comunità ristretta sia più semplice, perché condotta in un’area più ridotta: anzi.
Più ci si avvicina alla radice, più si ritrovano elementi dei primordi comuni a tutte le collettività e universali: il senso di giustizia, l’odio, la paura.
Nel romanzo di Dolores Redondo tutto questo si respira sin dalle prime pagine, insieme al forte desiderio di rendere omaggio a tutte le donne, come l’ispettrice Amaia Salazar, simbolo di tenacia e di responsabilità.


