Con “Figli”, Maurizio De Giovanni torna ai Bastardi di Pizzofalcone con un romanzo in grado di fondere indagine poliziesca, introspezione e riflessione sui legami familiari. Il risultato è un giallo intenso, con il delitto come punto di partenza di un percorso che si addentra nella fragilità umana.
La storia prende avvio durante una torrida notte di luglio, quando, nel cuore di Napoli, in via Egiziaca a Pizzofalcone un’automobile travolge e uccide Francesco Cascetta, noto medico patologo, e poi scompare nel buio. Nessuna telecamera, nessun reale testimone: soltanto un’anziana signora svegliata da un tonfo improvviso. La scena tuttavia non pare il classico incidente stradale; i particolari emersi propongono piuttosto un gesto voluto, una condanna, un omicidio. Prima domanda infatti: cosa portava un uomo ricco, stimato là, in quel quartiere, nel cuore della notte? Ma chi poi poteva volerlo eliminare?
L’indagine, per forza, va a finire nelle mani della squadra più “anomala” della polizia napoletana: i Bastardi di Pizzofalcone, eterogeneo gruppo di investigatori segnati da passati errori, trasferimenti punitivi e reputazioni parzialmente compromesse. Eppure proprio la loro marginalità li ha resi eccezionali nel loro lavoro.
Non sono eroi impeccabili; sono uomini e donne pieni di intime lacerazioni e tuttavia capaci di sondare gli abissi dell’animo umano.
Accanto al caso criminale verrà a galla il vero nocciolo del romanzo: il rapporto tra genitori e figli. Il titolo non lascia spazio a equivoci. Nelle pagine di Maurizio de Giovanni la parola “figli” assume varie sfumature: desiderio, responsabilità, rimpianto, paura, con ogni membro della squadra che rappresenta una diversa sfumatura del rapporto umano.
C’è Luigi Palma, il vicequestore Gigi, per molti una figura paterna ma forse inadatto a sostenere tutto quel peso. C’è Giorgio Pisanelli, il Presidente, ormai in pensione ma tuttora bussola morale della squadra.
E, di seguito: Elsa Martini, detta la Rossa, con sulle spalle le complessità di una impegnativa maternità; Giuseppe Lojacono, il Cinese, ancora sospeso tra dovere e passato, moralmente segnato da ingiuste accuse e da un difficile rapporto familiare; Francesco Romano, detto Hulk, un omone di una sorprendente delicatezza celata dalla forza fisica. E ancora Ottavia Calabrese, Mammina, innocente vittima del gravoso peso della cura degli altri e Alex , Alessandra Di Nardo, che si batte per affermare la propria identità al di là degli stereotipi.
Poi, per finire: Marco Aragona, aspirante “Serpico”, il giullare della squadra: ingenuo, impulsivo, talvolta comico, pur capace di inattese intuizioni.
Personaggi che tutti insieme formano un credibile mosaico umano. Le loro vite private scorrono parallele all’indagine, intrecciando tensioni, fragilità e intensa volontà di riscatto. Ognuno di loro porta il peso di una qualche irrisolta relazione familiare. L’indagine sull’omicidio si trasformerà stavolta in uno specchio in cui ciascuno legge la propria storia.
L’ambientazione è tracciata dell’autore con la consueta forza evocativa. Pizzofalcone è come un luogo sospeso tra nobiltà decaduta e vita popolare. Le strade di notte conservano il caldo dell’asfalto, l’odore del mare si mischia tranquillamente al traffico cittadino, mentre i palazzi testimoniano i tanti secoli di storia. Napoli onnipresente vive infatti ogni passaggio dell’indagine, quasi come una coscienza collettiva, che riflette le contraddizioni e le passioni dei vari personaggi.
Lo stile narrativo conferma la peculiarità dell’autore che alterna ritmo investigativo e momenti di profonda riflessione. Le scene d’azione avanzano pressanti, veloci, mentre i passaggi dedicati ai pensieri degli interpreti rallentano consentendo a chi legge di entrare nei loro contrasti interiori con il noir che si mischia a un’intensa dimensione emotiva. In equilibrio tra dramma e ironia, all’interno di una trama marchiata da morte e segreti familiari, la presenza di Aragona inserisce momenti di leggerezza in grado di stemperare la tensione senza indebolire la trama.
Nel corso dell’indagine emerge infatti gradualmente una dolorosa verità, insita nei rapporti familiari e in obbligati segreti della rispettabilità sociale.
“Figli” non è soltanto un poliziesco ma soprattutto un romanzo sull’eredità emotiva tra generazioni. Un efficace espediente che l’autore usa, per evidenziare come in realtà ognuno è sempre figlio di qualcosa: che siano scelte, errori o speranze.
Il risultato è una storia forte, coinvolgente, con Napoli coprotagonista e che palpita come un organismo vivo mentre i personaggi si muovono tra ombre e desiderio di redenzione.
Una storia a tinte gialle noir capace di intrattenere e allo stesso tempo interrogare il lettore sul significato più profondo dei legami familiari.
Figli – Maurizio de Giovanni
Patrizia Debicke


