La semplicissima arte del delitto (con relativo contorno)

Rifaccio il verso ad un titolo famoso di un famoso scrittore per attirare lattenzione dei lettori. E mi si compianga per questo subdolo artificio.

Dunque questa semplicissima arte del delitto diventata di una banalit sconcertante. Semplicissima, appunto. Tutti ormai scrivono gialli, intesi in senso lato, e chi non lo fa proprio un deficiente, un buono a nulla. Un ritardato mentale. E allora gi a picchiettar sui tasti e a sfornare storie su storie e a infilar piedipiatti dappertutto. In ogni tempo e in ogni luogo. Non c spazio temporale o ambientale che non li veda allopera. Limitandoci al nostro stivale ogni citt, ogni paese di pianura, collina, montagna ha il/la suo/a bravo/a detective che vigila acuto nei dintorni e fra poco avremo pure quello di quartiere e ci si sta attrezzando per quello casalingo. A volte mi prende una paura matta che vengano a scuriosare anche in casa mia e mi arrestino, per avere schiacciato con un ben assestato colpo di ciabatta il ragnetto peloso che pendeva schifosetto sulla parete del mio piccolo studio.

Ma ritorniamo alle storie. Come siano poco importa. Basta ci si infili il morto e lassassino. Meglio se pi morti e magari pi assassini. E la violenza, naturalmente. Senza la violenza il giallo, sempre inteso in senso lato, non sa di nulla. E pi c e meglio . E allora gi coltellate, pistolettate, marchi a fuoco in ogni dove, tagli, squarci, ferri roventi che si infilano nelle parti pi intime, uomini e donne spellati vivi e seppelliti vivi, accecamenti, spezzamenti di ossa, bastonature, sangue e sperma che schizzano dappertutto. E il sesso, logico. Soprattutto se estremo con il tizio nerboruto che ti spalanca una voragine in corpo e nello stesso tempo ti soffoca con un sacchetto di nylon. Praticamente un materiale di apprendimento per tutti i torturatori del mondo.

E accanto alla violenza la disgrazia. Lho gi scritto in una mia rubrica e lo ripeto, soprattutto a proposito delle detective lady di cui mi occupo in particolare. Non c una donna poliziotto che non abbia una situazione familiare o personale da brivido. Grassa se uno dei due genitori rimasto ancora vivo. Se lo trattasi di solito della madre che il padre conta fino ad un certo punto. Se si sposata anche divorziata e comunque il marito o la lascia per unaltra o la lascia per sempre. Nel senso che prima o poi gli capita una disgrazia fra capo e collo e tanti saluti a tutti. Meglio, per lei, di quando rimane e la riempie di botte. Talvolta cade in depressione e pu essere pure psicopatica. Se single allora verr lasciata dal fidanzato o dai fidanzati (quando non lei stessa a lasciarli) o le muore il fratello o la sorella o quantomeno perde lamica del cuore. Insomma qualcosa di brutto le deve capitare. Non ci sono santi che tengano. Difficile trovare un filo di luce nel buio della sua esistenza.

Pi fortunati i maschietti (si fa per dire) che di solito sono soli, per scelta o per forza maggiore ( anche qui separazioni e divorzi non mancano) . Insomma soli. Soli per modo di dire, perch spesso proprio soli non sono. O convivono con un babbo rompiballe o con una mamma magari sorda che non sente nemmeno le cannonate o hanno fratelli o sorelle con qualche rotella che non funziona, oppure una fidanzata che fa girare loro gli zibidei. E la salute? Dove la mettiamo la salute? C chi soffre dinsonnia, chi di colite, chi ha lulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare.

Ma anche quando tutto fila liscio dal punto di vista familiarsalutare li vedi che se ne vanno in giro tra nebbie pi o meno padane con certe facce tristi e uggiose che gli casca il mento per terra. Da gridargli su coraggio non ve la prendete che anche noi lettori di questi tempi siamo un po nella cacca. Mal comune mezzo gaudio. Difficile strappar loro un sorriso o vederli girare festosi su vespine gialle. Pi facile, semmai, trovarli affaccendati intorno alla cucina a preparar manicaretti (o a farli preparare) che uno sfogo, comunque, lo devono avere.

E mica finita qui. Anche lassassino/a o gli/le assassini/e non sono da meno. Imbranati fradici sin dallinfanzia, torturati dalla sorte funesta, stuprati e violentati, disgraziati maledetti che non gliene va mai bene una nella vita, che si tengono dentro le loro paure e le loro angosce a far concorrenza alle disgrazie di chi li deve beccare e mettere in prigione e non sai se, arrivato allimprovviso il groppo in gola, ti metti a piangere per luno o per laltro. Che fanno una pena boia tutti e due. Qualche volta sono addirittura di una bont sconcertante. Ti sequestrano il figlio e la figlia e ti chiedono quale vuoi dei due che rimanga vivo. Da abbracciarli e schioccar loro un bacetto sulla guancia.

E poi morti annunciate. Con una musichetta sfiziosa o un pezzo di opera lirica e bigliettini lasciati da tutte le parti come a giocare a nascondino e anche pezzi di scacchi di un bischero che conosco bene. E oggi va di moda il ciattare e dunque si ciatta si ciatta si ciatta fino a trovare, finalmente, il tizio che ti spacca il cranio con un martello o ti da una coltellata nello stomaco. E allora ben ti sta che un tunnavevi a ciatta!

Per lo stile non esiste problema. Anzi, perch parlare di stile? Roba vecchia, passata, stantia. Si scrive di getto cos come detta lispirazione. Insomma come viene viene. E cosa vuoi che importi se in una pagina ci sono dieci punti esclamativi, se quel verbo sonnecchia, se quellaggettivo tentenna, se la prosa sciatta e banale, se tutta la frase si contorce come punta da cento spilli! Macchisenefrega!

Ecchisenefrega delle mille frasettine in corsivo che entrano a stormi e a frotte nel cervello del disgraziato di turno e lo fanno parlare e pensare allo stesso tempo e non ha tempo di parlare e pensare e viene fuori un casino del diavolo. E delle frasettine ine ine una dietro laltra a volte formate da una sola parolina ina ina che messe insieme tutte di seguito ti fanno venire un malino allo stomaco ino ino

Ecchisenefrega delle psicologie traballanti che non stanno in piedi nemmeno se le attacchi a terra con il mastice dei calzolai, se il poliziotto dice ciao amico a chi non conosce, se il detective di turno ti da una pacca sulle spalle appena ti vede, se un barrocciaio (si fa per dire) ti parla come un cattedratico, se luomo timido ti grida a squarciagola o la puttana te la da perch sei bello (ma questo ci pu stare).

Vanno di moda i racconti, le raccolte di racconti. Di tutte le misure, di tutte le specie. Sono pi brevi e quindi sono pi facili pensa lo pseudoscritturucolo di turno. Pi facili un tubo! Prova a fare i cento metri con il passo di un maratoneta. Ma vai a farglielo capire. Le risposte sono sempre quelle (mi immagino, con un pizzico di malizia in staggese). In poo tempo ci si ava (un c da falla tanto lunga) e poi si fa parte di un gruppo, ci si sente in compagnia, se tutto va bene sono baci e lanci di fiori senn io avr scritto pure una stronzata ma guarda quello accanto i che ha combinato, una vita che scrive e un ci apisce gnente, eppure va avanti lo stesso, quando si dice i santi in paradiso e cos di seguito.

Anche i meccanismi sono sempre gli stessi e ormai quello che viene a comporre il profilo dellassassino, il giornalista compagnone, i/la poliziotto/a ribelle al superiore ottuso rompicoglioni eccetera eccetera sono di casa e di bottega. Insieme al trucchetto avvizzito dei gemelli con la variante delle gemelle che se non c ci si resta anche male.

E dunque via libera a questi pseudoprodotti infiocchettati con le loro belle fascettine colorate, impreziositi con gli inevitabili elogi in prima o in quarta di copertina. Se si tratta di una autrice di un giallo classico essa sar senzaltro LAgatha Christie italiana o straniera. Non c dubbio. Se linvestigatrice di turno una vecchietta arzilla allora trattasi di una Miss Marple reincarnata. Non si scappa. Se lautore un maschietto si pu scegliere tranquillamente tra un Maigret, un Simenon, un Conan Doyle, un Nero Wolfe e cos via. Se poi non ci si vuole cimentare in paragoni pi o meno pericolosi allora trattasi di un talento indiscutibile, di un nuovo caso editoriale, di una penna trascinante, di un nuovo Re o una nuova Regina. Sempre del giallo inteso in senso generale. Tralasciando da parte il talento, che oggi conta fino ad un certo punto, spesso si va al sodo. Lautrice o lautore sono quella/o pi venduti al mondo. Milionate di copie, milionate di incassi. Basta e avanza. Altrimenti si passa al religioso. Un vero e proprio miracolo. Mancano solo le stimmate. A volte una promessa Lo leggerete tutto dun fiato che sembra quasi una minaccia. Con quello che costano i libri fammelo finire anche alla svelta. A volte, invece, in relazione sempre al fiato, un premuroso avvertimento che ti possa mancare per i continui colpi di scena. Essendo un tipo asmatico una qualche remora me la suscita.

Agli elogi seguono gli inevitabili ringraziamenti a tutta la trib di bischeri che ha contribuito al parto funesto. Che non si limitano alle persone pi vicine. Si ringraziano tutti. Quelli che ci sono e quelli che non ci sono. Un vero e proprio capitoletto aggiuntivo. Si ringraziano gli editor, gli amici e le amiche, lagente o gli agenti, siano essi semplici poliziotti o quelli preposti al lancio del libro, i redattori, i procuratori o viceprocuratori distrettuali, i detective veri, gli avvocati, i giudici, i traduttori, i bibliotecari, lFBI e la CIA, la polizia, i carabinieri, il cagnolino, il gattino, luccellinoPerfino i parrucchieri e non una battuta.

Ai ringraziamenti si aggiungono le recensioni, magari edulcorate, di noi coglionazzi recensori. E sui recensori lasciatemi dire qualcosa. Non c nulla di pi perfido di una recensione (compresa la mia). Una balla che pi balla non pu. Non un proverbio ma una sicura realt. Togliamo subito di mezzo il fatto che sia scritta da un/a amico/a dellautore o delleditore. O da un/a amico/a dellamico/a eccecccche fa lo stesso. La falsit gi insita nella fattispecie di rapporto. Come minimo la recensione si trasforma in un peana. Non si scappa. Con qualche piccolo distinguo semmai, tanto per dare limpressione di una integerrima professionalit. Poniamo invece che il tizio che scrive la recensione sia alloscuro di tutto. Sar senzaltro pi imparziale. Penserete voi. Mica cos semplice. Mica cos scontato. Intanto il recensore, o critico che dir si voglia, donna o uomo fa lo stesso, soggetto ai piccoli-grandi eventi della vita quotidiana che possono influenzare il suo giudizio. La nascita di un figlio, una vincita record alle scommesse o una dipartita improvvisa di una suocera impicciona (un classico, scusate la pigrizia) possono renderlo senzaltro pi accogliente verso il libro che deve recensire. Pi morbido, pi disposto a passare sopra certe manchevolezze e a mettere in maggiore risalto i lati positivi.

Se levento tragico come avere perso la partita segaioli-ammogliati, o essere colpito da un attacco improvviso della prostata con spisciolamento extrawater e umiliante lavata di capo della moglie, allora state pur certi che questi dolori si ritorceranno contro lautore del libro. Chiunque esso sia. Si tratti di Pinco Pallino o di Camilleri.

Vi sono poi eventi che possono incidere in un senso o nellaltro. Cos per Caso. Per Fortuna. Come una abbuffata della sera precedente con ubriacatura finale. Vai a capire che influenza pu causare. Al risveglio si pu essere pi sgrilli di prima o avere un cerchio di fuoco alla testa. Qui siamo nellimponderabile. Tutto sta nel fisico del recensore ubriaco.

Un altro elemento che condiziona il giudizio la naturale simpatia o antipatia verso il genere o sottogenere, chiamatelo come vi pare. E il giallo inteso in senso lato ne ha di generi e sottogeneri! Che sembrano proliferare ogni momento. Il critico che abbia in uggia uno o pi di questi far fatica a restare neutrale. Come far fatica ad esprimere un giudizio equilibrato se si trova di fronte ad uno stile che gli sta sul gozzo. Aggiungo, per non farla lunga, let e la fretta di dover terminare il pezzo entro una certa data, ed insomma vedete un po voi

Se a tutto ci si somma la montagna di spazzatura che ci viene addosso da tutte le parti, peggio di quella che si raccatta per le strade, la frittata fatta. E allora gi botte da orbi nella capa di certi autori e la penna che diventa una clava e nei casi pi raffinati uno stiletto ben affilato. E gli autori che si ribellano e altri recensori che si buttano nella mischia a difendere ora luno ora laltro e le voci che si mischiano, che si alzano e diventano strilli, urla, schiamazzi in una baraonda infernale. Con il sottoscritto compreso, sintende, che mica voglio rimanere fuori dalla bolgia.

Ah, scusate, mi dimenticavo della nuova figura emergente: il Tuttologo. Non posso trascurarla, via. Abbiate pazienza ancora per un po e vi siete guadagnati quantomeno laccesso al Purgatorio. La parola stessa ci indica la sua nuova professione. Egli sa tutto, si intende di tutto. E scrive di tutto. Come organizzare e sviluppare una vicenda poliziesca, via non c nemmeno bisogno di dirlo. E una vita che costruisce macchinazioni ed intrighi perfetti. Su questo non esiste problema. La performance assicurata. Morti e intrighi a volont. Troppo facile. Troppo elementare, caro il mio bel Watson (questa me la potevo risparmiare).

Occorre aggiungere qualcosa di vivo, di attuale, di concreto. Una bella critica alla societ, per esempio. Ed ecco allora il nostro Tuttologo tuffarsi negli angoli pi sordidi e bui per tirare fuori il marciume che ci appesta e mettersi le mani nei capelli, e gridare allo scandalo e lanciare anatemi e moccoli da tutte le parti.

Ma pensate, voi letteronzoli ingenui, che la sola critica alla societ crudele e abietta possa bastare al nostro Tuttologo? No che non pu bastare. No che non basta. Insieme al sociale ci vuole lindividuale. Insieme alla sociologia, la psicologia. Ma non una psicologia superficiale, terra terra che lascia il tempo che trova. Occorre un trattato. Denso e compatto. Una anamnesi da brivido. Almeno sul protagonista principale. Che si sdraia sul lettino allinizio per alzarsi alla fine del libro. Sudato fradicio peggio di un chirurgo dopo una estenuante operazione.

Bene, sociologia e psicologia. Se ci si aggiunge la storia dei morti ammazzati (in un giallo che si rispetti c sempre) siamo a posto. Diremmo noi. E, sono sicuro, direste anche voi. Un tubo! grida paonazzo il Tuttologo. E la filosofia? Dove la mettiamo la filosofia? Gi, che sciocchi, ce neravamo dimenticati. Ad una certa etNon sarebbe da Tuttologo lasciarla da parte. E infatti, se ci fate caso, nei suoi libri non la lascia per niente. Ma se la trascina dietro dalla prima (diciamo quasi per non esagerare) allultima pagina. Con riflessioni sofferte sulluomo, sulla sua vita, sul suo destino, sui suoi amori, sui suoi dolori. Sulla felicit, sullodio. Sulla morte. Su Tutto. Essendo egli, appunto, un Tuttologo.

Finisco questa lunga parente ( direbbe Tot) con le interviste che fanno parte del contorno citato nel sottotitolo (e con questo assicurato il Paradiso). Molte sono belle e interessanti. Fanno scoprire lanima vera di scrittori di razza. Con la S maiuscola. Fanno pensare, riflettere. Ma anche qui il loro numero diventa sempre pi abnorme, inflazionato. E allora si assiste a delle cose assurde. A degli esseri umani (lo sono anche loro), maschi e femmine non c differenza di sorta, che, per avere imbrattato due o tre libretti si sentono arrivati, macerati, sdilinquiti dal lavoro che fanno. Tutti presi dal sacro fuoco della ispirazione. E gi a parlare, a scavare, a sviscerare come piccoli Proust. Intanto hanno la scrittura nel sangue. Sin da piccoli quando frequentavano le elementari. O addirittura nella placenta di mamma. Un imprinting naturale. In mancanza di questo il Destino. Che so una notte che non riuscivano a dormire si sono messi a leggere un capolavoro della letteratura poliziesca. Fulminati come SantAgostino lungo la via per Damasco. E da allora si sono buttati a scrivere a corpo morto perch la parola scritta ha un potere che dura nel tempo. E vita e libert. E Poesia. Oppure hanno iniziato quasi per gioco. Scriviamo qualcosa? Dai che ci divertiamo! Ed il gioco diventata una vera, incontrastata passione che li avvince tuttora e li avvincer (purtroppo) per sempre. E come nasce un libro? Ma da unidea, naturalmente. Che si fa strada piano piano (o prepotentemente a seconda dei vari temperamenti) nellanimo del prediletto di Dio che la plasma come uno scultore. Oppure semplicemente perch si sente lurgenza di scrivere una storia che si sarebbe voluto leggere ma che ancora non c (su qualche miliardetto di storie). Oppureoppure Un mistero della vita. Come ce ne sono tanti a cui non possibile dare risposta. E i personaggi? Come sono stati creati? Un lavoro lungo, difficile, una ricerca affannosa, quasi disperata. Stremati anche nel fisico. Figurati la psiche. E lambientazione? Quella poi. E il rapporto con i propri libri (meglio ancora con il proprio, unico libro) ? Li amo tutti. Sono come figli. Per loro darei la vita. E cos via fino allultima, angosciosa domanda rivolta con lo stesso pallore sul volto che segnava lattesa del responso delle antiche Sibille. E che cosa c nel cassetto? Con linevitabile, terribile risposta. Questa volta non ambigua (ibis redibis non). Ma chiara, sicura, decisa. Nel cassetto c sempre pronto un nuovo libro, un nuovo progetto. Mai nessuno che ci rassicuri. Che ci faccia tirare un sospiro di sollievo. Che dica basta. Ho finito qui. Nel cassetto non c pi niente. E sia gloria nellalto dei cieli

Ma, ritornando a bomba, quello che pi colpisce oggi, come in certi tempi passati, niente di nuovo sotto il sole, luso disinvolto e sprezzante dello stile realistico per vincere una realt che pi efferata della pi efferata fantasia. Mamma che uccide il figlio e il figlio che uccide la mamma, il babbo che sgozza moglie e figli, il nipote che fa a fette gli zii nel garage, il fidanzato che randella la fidanzata, la fidanzata che sgozza il fidanzato dopo aver fatto lamore con lui come la mantide religiosa con il suo maschietto di turno (di differenza c che lo mangia), il vicino di casa che spacca il cranio al dirimpettaio. Ne uccide pi la parentela che la spada. Senza contare gli stupri che si consumano dentro e fuori le famiglie ad opera di stramaledetti vigliacchi.

E dunque il romanzo poliziesco pulitino e precisino con il suo bravo morto decentemente ammazzato non va pi di moda, le cellule grigie fanno tilt, le camere chiuse rimangono chiuse e il povero giallo classico se ne sta tutto triste e silenzioso a mugugnare in un angolo. Non certo i suoi sostenitori che incominciano ad agitarsi, fanno gruppo, si ribellano, chiedono pi attenzione e pi rispetto per una tradizione tutta italiana. E gli altri, i fan del movimento pi movimentato, della pistolettata facile, del marcio che si annida dappertutto, dei colpi di scena a ripetizione continua a dar loro dei vecchi barbagianni imbalsamati.

Ma, come succede spesso, la colpa non dello stile realistico. La colpa sta nel manico, Cicciolotti miei. Ve lo dice uno che se ne intende, anzi che se intendeva E facile fare un cattivo uso dello stile realistico: per la fretta, per incoscienza o per lincapacit di superare labisso che sta fra quello che lo scrittore vorrebbe saper dire e quello che sa effettivamente dire. E uno stile facile da tradire: la brutalit non forza, limpertinenza non spirito, la troppa tensione pu essere noiosa come leccessiva piattezza, gli amorosi commerci con bionde di facili costumi possono divenire una insigne seccatura quando son descritti da famelici giovanottini il cui solo scopo quello di descrivere amorosi commerci con bionde di facili costumi. Firmato: Raymond Chandler.

E dio poo.

fabio lotti

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