Una moglie devota – Liane Child



Liane Child
Una moglie devota
HarperCollins Italia
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Se ancora non conoscevate il termine tradwife, questo romanzo vi farà immergere proprio in questo mondo, quello delle traditional wife, le mogli tradizionali. Avete presente le casalinghe americane degli anni ‘50, le donne tutta casa, famiglia, chiesa, marito, orto e cucina? Ebbene, ancora oggi c’è chi come Madison March, la protagonista di Una moglie devota, perfetta tradwife del Duemila, riesce a ottenere milioni di visualizzazioni sui social, è adorata (e detestata) da un’infinità di follower e mostra ogni giorno a chiunque la segua le sue invidiabili giornate nella campagna del Montana, dove i suoi magnifici bambini preparano con lei sane colazioni, giocano con giocattoli creati insieme alla laboriosa mamma  e aiutano il padre Michael nel suo lavoro da allevatore di bestiame. Ovviamente c’è anche la mucca Clarabella, che contribuisce ad allietare la vita di questa straordinaria famiglia. Ma… 

C’è sempre un ma, in questi casi. La realtà che viene messa in scena ad uso e consumo dei follower è apparenza, perché all’interno di questo gruppo familiare si nascondono segreti, misteri e peccati. Quando arriva da Boston la giovane Cally, chiamata per fungere da insegnante dei piccoli March, inizia a mettersi in moto un meccanismo che piano piano eroderà la leziosa facciata, coinvolgendo non solo Madison, ma anche la premurosa governante Lori, il macho Michael e figure provenienti da un passato fino a quel momento rimosso.

Una moglie devota, oltre che un giallo ricco di colpi di scena, è anche uno spaccato dell’America contemporanea: da un lato il rurale Montana, la cultura maga, con i suoi capisaldi di conservatorismo, tradizionalismo, differenziazioni sociali e culturali, dall’altro la cultura woke, ben rappresentata dalla giovane Cally, cittadina che arriva dalla democratica Boston e che accetta il lavoro offertole da Madison per puro bisogno di denaro, cercando di mantenersi in equilibrio tra i suoi valori e quelli espressi dai suoi datori di lavoro. Senza moralismi, l’autrice ci mostra il bieco maschilismo di Michael, la sua patetica pretesa di macho a cui le donne devono obbedire senza discutere, come gli fa credere Madison, e il mondo che ruota intorno a lui, fatto di bevute per soli uomini al bar, di scappatelle che ne dimostrano la virilità, di messe domenicali da bravi padri di famiglia, di violenza e di ignoranza.

Come in ogni thriller che si rispetti, ogni personaggio reca in sé ombre più o meno fitte, segreti più o meno inconfessabili, rivelazioni inaspettate. Non è un caso che Madison rappresenti il mondo degli influencer, ovvero quanto di più finto e costruito si possa immaginare, eppure quanto di più ambito possa esistere per milioni di persone, perché anche nel 2026 le favole mantengono intatto il loro fascino.

Donatella Brusati

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