MilanoNera incontra Gaspare Bona

Fondata da Gianni Borgo, prematuramente scomparso nel 2001, la INSTAR è stata rilevata da Gaspare Bona già proprietario di Blu Edizioni.

E’ pagante essere editori oggi?
Più che pagante è una scelta appagante perché oltre che un lavoro è una passionaccia. Il mestiere di editore è mille lavori diversi, il piccolo, il medio e il grande sono realtà diverse. Per i piccoli e medi editori è molto difficile, lo era già in passato ma ora lo è molto di più. Il motivo principale è, a mio parere, la mancanza di una legge come in Francia e in Germania che vieta gli sconti, mentre da noi c’è la possibilità di sconti continui a scapito delle librerie indipendenti dove ci sono librai che scelgono e propongono libri di buona qualità. Pagante raramente, è un lavoro sempre sul filo del rasoio, se non imbrocchi il titolo che vende molto è una lotta quotidiana ma ti riserva molte soddisfazioni.

Che criteri usi nella scelta dei libri da pubblicare?
Negli ultimi anni ci siamo orientati sulla narrativa italiana da cui abbiamo tratto molte soddisfazioni, abbiamo iniziato facendo scouting, leggendo i manoscritti. Sono stati pubblicati Fabio Geda, Emiliano Poddi, Elisabetta Severino, e Enrico Pandiani. Ora iniziano ad arrivare autori non più esordienti che abbandonano case editrici più grandi quali Giancarlo Pastore, Luca Ragagnin e Sebastiano Mondadori (nipote di Arnoldo).

Hai avuto qualche soddisfazione particolare?
Dedicarsi alla narrativa italiana dà più la sensazione di fare l’editore che tradurre la narrativa straniera. Due dei nostri autori, Fabio Geda e Emiliano Poddi sono stati selezionati per lo Strega.
Abbiamo anche venduto i nostri autori italiani all’estero, Elisabetta Severino in Germania dove sta avendo più successo che in Italia, 30’000 copie in pochi mesi. Fabio Geda è stato venduto in Francia e Romania. Enrico Pandiani, che ha inaugurato la nuova collana a tema FuoriClasse, ha vinto il premio Belgioioso Giallo.

Hai avuto anche il merito e la soddisfazione di aver pubblicato Jean-Marie Gustave Le Clézio , Nobel per la letteratura 2008 …
Al Salone di Francoforte 2005 mentre parlavo con Gallimard, il suo editore francese, avevo visto esposto L’Africano. Nessuno lo voleva, conoscevo già altri libri di Le Clézio me lo sono fatto mandare. L’ho letto, me ne sono innamorato e l’ho pubblicato.

Dopo il Nobel, per te è cambiato qualcosa?
Si, sono cambiate molte cose, come tutte le volte che un autore vince un premio.

Cosa deve avere un manoscritto per essere preso in considerazione da te?
Sono sempre io il primo filtro, ricevo circa 500 manoscritti all’anno, li esamino tutti. A volte in due minuti mi accorgo che non c’è storia, o c’è un manierismo terribile o non hanno niente da dire. Se trovo qualcosa in più lo affido a dei lettori. Se piace poi lo leggo anch’io interamente.

Cosa consigli a chi scrive?
Di leggere tantissimo …

ambretta sampietro

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