L’inizio del romanzo di Elena Dottini è sconvolgente; nell’elegante città di Mantova, dove la bellezza ti fa pensare che non vi possa accadere nulla di male, in un bidone viene ritrovato il corpo di un giovane, Giacomo Arturi, vent’anni, scomparso mesi prima.
Il titolo parla di vuoto. Il vuoto è la rappresentazione iniziale delle indagini; le testimonianze sono parziali, gli indizi non portano mai nella stessa direzione, le persone più vicine a Giacomo forniscono spunti difficili da interpretare, quando non sono addirittura reticenti.
Ma il vuoto è un’illusione, è solo apparenza. Il vuoto si rivela come il tentativo di tenere nascosta la verità, che in fondo sedimenta e che appare a frammenti, come i pezzi di un mosaico: il passato e le conoscenze di Giacomo, i genitori, e un patrigno che già avuto guai con la Polizia.
Dall’illusione del vuoto emergono i personaggi che trascinano il lettore, pagina dopo pagina, costruendosi man mano sino a rimanere così impressi da essere difficilmente dimenticati; riflettevo – da lettrice – che al termine di un romanzo, dopo tempo, non si ricorda ovviamente tutta la storia. Ciò che resta sono i personaggi, e ne L’illusione del vuoto è veramente così.
Nonostante il vicequestore Canfora – che coordina le indagini – sia un uomo irrisolto e ferito trova nella vicenda il modo per confrontarsi oltre che con l’inchiesta, anche con la propria vita. Così come chi sa nasconde fatti importanti, allo stesso modo il poliziotto fa i conti con quanto ha omesso, se non addirittura sepolto, nella propria storia.
Al suo fianco c’è Elias, il babbeo, un giovane poliziotto che non ha ancora maturato l’esperienza del vicequestore e proprio per questo ben contrasta, con il suo vigore, la sua energia, la sua tendenza a fidarsi di tutto ciò che vede.
Ma la perla scintillante è Cartone; un umile, un emarginato che nella sua povertà e nel suo essere ben lontano dall’idea della ricca ed elegante Mantova sa molto, molto più di tanti altri che invece ci vivono alla luce del sole.
Insieme ai personaggi è tutta la gamma dei sentimenti umani che attraversa questo intenso romanzo d’esordio; lontano dal dividere le guardie dai ladri, la vittima e il/i colpevoli, qui trovano spazio la paura, la necessità di coprire, di non dire, di nascondere ciò che nasce nei contesti della quotidianità.


