Come ideale continuazione di “Nel regno di Acilia” pubblicato nel 2004, storia autobiografica di un’infanzia vissuta in borgata, è appena uscito “La metà di Sophia”, raccolta di racconti edita da Rizzoli,che prende il titolo da un’enorme statua di Sophia Loren costruita da uno scultore polacco sull’Isola Sacra,vicino a Fiumicino, di cui si è conservata solo la parte inferiore.
La parte superiore è oggetto di culto da parte di un gruppo di albanesi.
Sono racconti di modifica, inquietanti, con parti profondamente vere, ma che alla fine ti lasciano diverso. Prendono ispirazione dal teatro.
La scrittura viene usata come una cosa da usare, non da contemplare. Vi è grande attenzione per mondi emarginati, per gente che non conta nulla.
Vengono descritti luoghi precisi, con parti di fantasia e alla fine è difficile distinguere quale sia la parte fantastica. Come nel racconto in cui viene descritta una pompa di benzina, ex-Shell, dove una benzinaia vecchia e incartapecorita nella sua tuta da meccanico finge di erogare la benzina da una vecchia pompa in disuso dove non ci sono più nemmeno i numeri. Chi vuole un responso per il futuro chiede di fare benzina, alla fine la vecchia indica la fascetta del prezzo, bisogna indovinarlo in lire, se il prezzo viene indicato correttamente la vecchia dà il responso.
Per il lancio del libro è stato realizzato un book-trailer che sarà in concorso al festival di Catania.
Marco Baliani, attore di teatro e di cinema e scrittore, che parte ha la scrittura nella tua vita?
Una bella parte, è cresciuta negli ultimi anni. Prima scrivevo solo per il teatro, poi ho iniziato a scrivere pagine. Avvicinandosi alla morte, si cerca di lasciare tracce il più possibile.
Hai frequentato una scuola di scrittura?
No, non ho mai frequentato scuole, né di scrittura né di teatro. Per imparare ho sempre preso appunti guardando gli altri. Non avrei mai pensato di pubblicare.
Che cosa leggi?
Un po’ di tutto, dai saggi fino a Stephen King. Mi piace anche la fantascienza.
Ultimamente sto rileggendo gli italiani, Goffredo Parise e Beppe Fenoglio.
Cosa pensi dei book-trailers? Come mai hai pensato di realizzarne uno?
Mi sembra un bel linguaggio, un linguaggio nuovo e mi piace sperimentare la contaminazione tra i vari linguaggi. La realizzazione del book-trailer è stata una mia idea. L’ho realizzato in collaborazione con Angelo Loj che ne è stato anche il regista.
Favorevole o contrario ai premi letterari?
Né favorevole né contrario, finora non ho mai partecipato.
La più bella soddisfazione avuta nella tua carriera?
Pinocchio Nero, l’esperienza che ho avuto in Kenia volta al recupero dei ragazzi di strada attraverso l’esperienza della comunità e del teatro. Sono rimasto in contatto con loro e è una grande gioia che nessuno di loro sia tornato sulla strada anche se si è conclusa l’esperienza del teatro con le tournée in Europa. Tutti hanno trovato un lavoro, hanno recuperato la dignità perduta e sono sfuggiti a una condizione di marginalità che sembrava inesorabile.
Progetti per il futuro?
In questo momento non ho progetti ben definiti, è un periodo di riposo. Ho in mente di scrivere dei racconti ambientati nei miei luoghi di nascita, Verbania e le zone intorno al Lago Maggiore e legati al periodo della Resistenza, raccontare amori, tradimenti e tutto quello che su questo periodo non è stato raccontato.
Da bambino vi trascorrevo due mesi in estate ospite dei miei nonni a Suna, dove amavo molto pescare. Ho imparato a esercitare la pazienza necessaria per la pesca, e mi è rimasto il ricordo dell’odore delle alghe e del letame dove andavo a cercare i vermi da usare come esca.