A pensarci, è quasi geniale. Qual è il peggior nemico, sulla scena del crimine, di Mobile e Scientifica messe insieme? Lo zelo inossidabile di una colf che disinfetta tutto con acqua e candeggina, roba che nemmeno il Mossad farebbe così bene.
Cosi, quando l’ispettrice Mirna Pagani scopre il punto d’origine del trascinamento di un cadavere ritrovato affossato nella laguna veneta, sono guai seri: dopo l’intervento chirurgico della signora Loreto, colf dedita all’olio di gomito come una suora col crocifisso, più facile trovare un ago in un pagliaio che reperire impronte digitali o vaghe tracce da repertare.
Tutto è iniziato quella dannata mattina di un lunedì solo apparentemente pigro, quando Mirna, come sempre accompagnata dal fedele agente Angeli -alias la sua ombra-, scopre che i granchi azzurri che infestano le acque veneziane hanno banchettato con gli occhi di un cadavere appena ritrovato da un pescatore, e ci manca poco che lo stomaco non le regga.
Capire quale sia l’origine del fattaccio non è facile: la Laguna pare essere il posto ideale per mantenere l’anonimato del delitto perfetto, ma l’anomalia del corpo avvolto in un elegante tappeto persiano e altri micro indizi conducono alla fine nelle altolocate ville del fondo valle, dove il riconoscimento è presto servito. Si tratta del corpo del noto industriale del Nord-Est Leone Bartoni, e a questo punto la sfida sarà rintracciare il movente tra trofei di caccia, sigari che valgono quanto diamanti e raffinate bottiglie di Zacapa.
Tutti orpelli il cui valore, per quanto indiscusso dal punto di vista commerciale, è qualcosa di assolutamente opinabile. Perlomeno secondo i parametri della nostra ispettrice che ha il vezzo di annotarsi su un’agendina azzurra l’importanza vitale di un banale caffè dal costo effettivo di solo un Euro e mezzo. A mano a mano che Mirna si inoltra negli intricati meandri di una fetta di società abituata a dare a tutto un prezzo, la domanda sul reale valore delle cose diventa il centro di un’indagine serrata attraverso le maglie opache di una serie di relazioni di facciata.
Affari, ricatti, collezionismo ossessivo, simboli di status. Ogni personaggio che ruota attorno alla vittima attribuisce un valore diverso alle cose: il denaro, il prestigio, la sicurezza, l’amore, la dignità, tutto sembra essere acquistabile sul mercato di chi non si fa scrupoli. E proprio questa scala di valori distorta sembra aver armato la mano dell’assassino.
Un romanzo brillante, di un humor capace di non guardare in faccia al politicamente corretto, di cui è artefice lo sguardo arguto della protagonista, sempre in lotta per difendere la declinazione al femminile della propria professione come minimo denominatore per gli approcci sociali.
I personaggi sono vividi, come il cinese del bar sotto casa, un ingegnere riciclato dal nulla che prepara pessimi tramezzini vendendo sigarette sottobanco, o la stessa madre di Mirna, soprannominata la Mantide, che brucia relazioni come si scartano i cioccolatini. O come l’agente Angeli, che al cinismo cosmico della protagonista oppone una fede incrollabile nel pensiero positivo e le sue innumerevoli derive.


