Il segnale – Maxime Chattam



Maxime Chattam
Il segnale
Salani
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Dopo la dilogia sulle indagini di Ludivine Vancker, parliamo oggi del gradito ritorno di Maxime Chattam che ci propone la sua ultima fatica dal titolo “Il segnale”, pubblicato da Salani Editore. Si tratta di un tomo di ben ottocento pagine, perciò rimboccatevi le maniche prima di addentrarvi in questo romanzo dai toni thriller ma anche horror che, volente o nolente, strizza l’occhio al più grande Re del brivido della letteratura, Stephen King.

La storia inizia puntando l’occhio su una famiglia che decide di trasferirsi dalla caotica New York a una decisamente più tranquilla, almeno all’apparenza, fattoria a Mahingan Falls, una sperduta cittadina del New England, un cambiamento questo forse fin troppo repentino ma necessario. La volontà degli Spencer è soltanto quella di poter raggiungere un po’ di tranquillità e, soprattutto, di stabilità, ma pare che il luogo che hanno scelto sia permeato da una coltre di inquietudine dall’origine oscura. 

“Ci sono luoghi che non vogliono essere abitati.”

Il romanzo, quindi, si avvia focalizzandosi su Tom, Olivia e figli (e cane) e sui loro tratti psicologici man mano che eventi senza nessuna logica, atteggiamenti fuori dall’ordinario e un persistente senso di inquietudine iniziano a destabilizzare la quotidianità della famiglia. Ma da cosa deriva questa sensazione? Come evidenziato in precedenza, la sua provenienza è misteriosa, non c’è un vero e proprio soggetto che incarna il disagio interiore che i personaggi iniziano a sentire. Quanto meno fino a quando i ragazzi Spencer, presi come da un richiamo del bosco, si avventurano alla scoperta non si sa bene di cosa e si ritrovano a fare i conti con un incubo a forma di spaventapasseri…

“Non era ciò che vedevano a spaventarli davvero, ma ciò che iniziavano a pensare.”

Col suo stile magnetico, preciso e diretto Maxime Chattam riesce già dalle prime pagine a far immergere il lettore in questa atmosfera dalle tinte cupe ed inquietanti, intrecciando progressivamente la storia della famiglia Spencer con quelle degli altri personaggi. Attraverso la curiosità di Tom, spronato anche dagli atteggiamenti del solitario vicino di casa Roy, che inizia ad avere sospetti sull’origine della loro casa, l’autore si addentra in maniera molto specifica nell’esoterismo e quando certi eventi del passato della casa (e non solo) escono allo scoperto, anche il lettore inizia ad essere sempre più curioso. Perciò sia chiaro che a questo giro Chattam ci trasporta in una dimensione che introduce elementi quasi paranormali.

Ma cos’è il fatidico segnale? Il segnale non ha mai una vera e propria descrizione, perché non è solo una frequenza, ma piuttosto qualcosa di più subdolo che riesce ad entrare nella mente umana, prendendone possesso e alterandone i pensieri e i comportamenti: “non era un suono, non era un’immagine… era qualcosa che si infilava direttamente nei pensieri”. Ed è questa ambiguità che rende la storia così enigmatica, una incertezza che rende il racconto valido perché permette al lettore, e ai personaggi della storia, di muoversi su un territorio in cui è sempre più difficile distinguere la realtà dall’allucinazione.

Le ottocento pagine de “Il segnale” forse spaventano un po’, perché, si sa, se un libro non è più che ben scritto, la mole non aiuta nel tentare di procedere. Questo romanzo avrebbe potuto essere più breve? Forse. Ma c’è da dire che l’autore si è premurato di spiegare nel dettaglio alcuni fatti importanti che tentano quanto meno di dare una infarinatura sulle radici di ciò che sta accadendo a Mahingan Falls e nella casa degli Spencer. I personaggi sono tanti, nessuno è marginale, perciò è normale che l’autore abbia voluto, e dovuto, dedicare ad ognuno di essi una consistente quantità di pagine. Inoltre, più o meno nella parte centrale il ritmo rallenta per dare spazio alle dinamiche tra i personaggi e alle loro evoluzioni interiori, ma, proseguendo, si capisce che Chattam l’ha fatto apposta per creare una ulteriore tensione che si percepisce quando il romanzo accelera nuovamente per arrivare ad un finale coerente con l’impostazione data a tutta la narrazione.

È evidente da subito che il tema principale trattato nel romanzo riguarda innanzitutto la paura di ciò che non è conosciuto, il timore di un male che non è mai del tutto visibile o spiegabile e che quindi, proprio per questa ragione, dilaga pian piano, insinuandosi nella quotidianità di una cittadina isolata e, per questo motivo, ancora più fragile. Insomma, nel complesso “Il segnale” è un romanzo ben scritto che punta molto sull’emotività di chi legge, sulle sensazioni più che sulle azioni, è molto più di un thriller, è un’esplorazione horror che offre un’esperienza di lettura che lascia un segno, anzi, un segnale…

“Ma via via che il segnale si diffonde per il mondo, quelle voci si trasformano in un unico urlo.”

Erika Giliberto

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