Conta fino a due – Søren Sveistrup



Søren Sveistrup
Conta fino a due
Rizzoli
Compralo su Compralo su Amazon

Con L’uomo delle castagne (Rizzoli, 2019), il danese Søren Sveistrup ha sconvolto un numero infinito di lettori. Complice la riuscita serie Netflix, lo scrittore si è aggiudicato un posto di tutto rispetto tra i maestri del noir scandinavo. 

Quando la violenza non è fine a se stessa, l’intreccio permane disturbante. Ci si trova così al cospetto di una storia ricca di fragilità umane, tanto da far riflettere su paure, ossessioni e ingiustizie. 

L’autore è particolarmente sensibile alla violenza sui minori, vittime di famiglie disfunzionali. Una sorta di firma, probabilmente da ricercare in un passato difficile, essendo lui stato adottato quando era ancora molto piccolo. Quasi a ribadire: “A me è andata bene, ma cosa succede a chi non ha altrettanta fortuna?” Un pensiero che giunge spontaneo quando ci si inoltra nelle sue storie.

Nel secondo capitolo de L’uomo delle castagne, intitolato Conta fino a due (Rizzoli, maggio 2026), con traduzione di Eva Kampmann (abile a rendere i dialoghi naturali!), la vicenda ha inizio nel passato. Esattamente nel lontano maggio 1992, quando una scolaresca in gita tra le paludi di una località danese, vicino al fiordo di Roskilde, viene coinvolta in un macabro gioco a nascondino. Due bambini sono già stati ammazzati in zona e a quei poveretti tocca ritrovare il terzo cadavere smembrato, un’esperienza che segnerà per sempre le loro vite.

E così arriviamo ai giorni nostri, quando scompare una donna preda di un maniaco, che l’ha tormentata con messaggi e foto allarmanti, essendole stato costantemente alle calcagna. Che ha inscenato con lei una sorta di gioco a nascondino, nel tempo sempre più pericoloso.

L’indagine viene affidata a personaggi che abbiamo già avuto modo di apprezzare nel precedente libro: Naia Thulin e Mark Hesse. Un’investigatrice coscienziosa, che si divide tra il lavoro e l’amata figlia Li, e un poliziotto burbero quanto acuto, fuggito in precedenza perché incapace di assumersi l’onere di una relazione amorosa.

Thulin, che dopo gli eventi del passato ha scelto un ruolo più tranquillo nella sezione Crimini informatici di Copenaghen, si trova così a collaborare con Hesse, tornato per assistere il fratello malato. E nonostante le loro vite siano cambiate, c’è sempre una tensione magica nell’aria, dato che nessuno può scegliere di chi innamorarsi, o costringersi a cancellare dalla mente una persona speciale. 

Quando viene rinvenuto un secondo cadavere mutilato, di un padre di famiglia, si inizierà a pensare a un serial killer con un disegno ben preciso. Che uccide con meticolosità snervante, a ritmo di una filastrocca infantile riconducibile a quel maledetto gioco a nascondino di tanti anni prima. 

Søren Sveistrup inquieta e induce a divorare le pagine del romanzo, proprio perché non mira a stupire con effetti speciali, quanto ad essere plausibile. In sostanza, ci dà la chiave per entrare nella mente dell’assassino. 

Tra momenti di pura suspense e passaggi più intimi, il mistero s’intreccia a temi sociali e morali. L’ambientazione cupa amplifica il senso di disagio, mentre dialoghi asciutti tengono alta la tensione. Ogni capitolo aggiunge un tassello, per arrivare a comporre il puzzle nella sua interezza.

All’identità dell’assassino ci si può arrivare, ma il congegno delle motivazioni è davvero degno di nota. Un finale col botto, sempre e comunque.

Come dice la didascalia in copertina, nient’altro che un gioco innocente in cui si muore.

Cristina Biolcati

Potrebbero interessarti anche...