Nel quinto capitolo della serie dedicata al commissario Fabio Settembrini, Tita Prestini ci porta indietro di quasi settant’anni, pochi giorni prima delle elezioni politiche e pochi mesi dopo la Legge Merlin, non nella Milano glamour del boom economico che tutti conoscono, ma nelle sue zone d’ombra, dove i segreti di famiglia affiorano come cadaveri dall’acqua del Naviglio. “Vita segreta di una famiglia poco perbene” non è un semplice romanzo giallo: è un noir storico che scavando nelle ipocrisie della borghesia milanese del 1958, lo trasforma in un affresco morale spiazzante.
La vicenda si concentra sul misterioso “delitto-suicidio dei coniugi Mozzi e la sparizione di un antichissimo e preziosissimo anello di Belloveso, leggendario fondatore della città di Milano. La trama si snoda tra atmosfere fumose, caffè densi di sigarette e salotti dove le parole pesano come pietre. Il lettore diventa investigatore involontario, raccogliendo indizi sparsi con precisione chirurgica. Non c’è un unico colpevole, ma una catena di responsabilità che abbraccia tutta la famiglia: quella che appare rispettabile ma che in realtà è distorta dai suoi stessi dubbi e sospetti.
Prestini conferma la sua vocazione per il noir storico, ma con una sensibilità diversa dai maestri del genere. La sua scrittura è asciutta, senza ornamenti retorici, ma ogni parola ha il peso di una confessione fatta a metà. Non cerca il colpo di scena per effetto: vuole mostrare come la colpa sia spesso collettiva, come il “perbene” sia una maschera che tutti usano per non guardare in faccia la verità.
Il 1958 è un anno di passaggio: l’Italia porta ancora i segni della guerra, ma lo sviluppo economico sta già preparando il terreno per la società dei consumi. Prestini coglie questa dualità con precisione: la Milano descritta è grigia, piena di contrasti. I Navigli sono luoghi di incontro, di passaggio, di crimini. I personaggi sono umani, contraddittori, reali. La famiglia del titolo è un insieme di individui legati da convenzioni più che da veri affetti. I protagonisti sono tratteggiati con psicologia complessa, dove le paure sono più grandi delle ambizioni e i silenzi più pesanti delle parole dette. La scrittura di Prestini è fredda, controllata, quasi distaccata, quando descrive i fatti, ma calda e umana, quando accede ai ricordi. I dialoghi sono naturali, non forzati dalla drammaticità: la tensione nasce dal non detto.
Noir storico autentico dove la storia è parte viva della trama. La città non è puro sfondo decorativo ma è viva, corrotta e affascinante, una Milano con le sue luci e le sue ombre. Questo è un romanzo che merita di essere letto non solo per la trama avvincente, ma anche per la capacità dell’autore di trasformare un noir storico in una riflessione sull’ambiguità della gente.


