Margherita Fiori ha sessant’anni e il peso di una vita intera trascorsa a sentirsi in difetto, come se non fosse mai abbastanza.
Impiegata in tribunale, dislessica, bollata fin da giovane come “strana” e “distratta”, ha imparato a stare ai margini.
Eppure è proprio il suo sguardo laterale a renderla unica: dove gli altri vedono ostacoli, lei scorge spiragli; dove tutto sembra lineare, lei percepisce le crepe.
Il romanzo la ritrae nel momento in cui decide che non è troppo tardi per cominciare davvero a vivere. Tra chat, appuntamenti al buio e una sessualità riscoperta senza vergogna, Margherita torna a prendersi spazio, corpo, desiderio.
È potente e liberatorio seguirla mentre sceglie, sbaglia, si espone, prova piacere.
Una storia rara, che racconta i sessant’anni femminili senza cadere negli stereotipi.
Poi il passato riemerge nelle vesti di Pietro Pecorari, magistrato ed ex amore.
E le chiede aiuto per un caso: la morte sospetta di un professore universitario, archiviata troppo in fretta come suicidio.
Da qui il romanzo cambia ritmo, intrecciando l’indagine al percorso personale.
E proprio la dislessia di Margherita, da sempre vissuta come un limite, si rivela una risorsa inattesa, quasi un talento investigativo.
L’autrice dà voce a chi di solito resta invisibile, evitando ogni forma di pietismo. Margherita non è un’eroina, ma una donna autentica, che legge il mondo tra le righe invece di seguirle. Il connubio tra rinascita e mistero funziona, cattura e lascia addosso un senso di possibilità, perché ricominciare è sempre un’opzione, anche a sessant’anni.
Il talento di Margherita – Viola Veloce
Killer Queen


