Nel romanzo di Amara Lakhous, l’eco della storia nazionale algerina si intreccia con le dinamiche del noir contemporaneo. La vicenda si apre il 5 luglio 2018, giorno della festa dell’Indipendenza: nella sua villa di lusso a Orano viene trovato morto Miloud Sabri, celebrato eroe della guerra di liberazione e figura di enorme influenza politica.
A guidare le indagini è il colonnello Karim Soltani, chiamato a decifrare un dettaglio tanto crudele quanto simbolico: al cadavere è stato mozzato il naso. Un marchio che rimanda direttamente alle pratiche punitive del Fronte di Liberazione Nazionale, utilizzate durante la guerra per colpire i presunti traditori. Il delitto assume così un valore che supera la dimensione privata, insinuando il sospetto che le fratture del passato non siano mai state realmente sanate.
Lakhous costruisce un impianto narrativo solido, in cui l’indagine poliziesca diventa strumento per interrogare la memoria collettiva. La scrittura, limpida e priva di indulgenze, restituisce un Paese attraversato da contraddizioni profonde. Al centro non vi è soltanto il mistero dell’omicidio, ma una riflessione più ampia sul tradimento: quello individuale, consumato nelle relazioni di potere e nelle ambizioni personali, e quello più amaro degli ideali rivoluzionari, progressivamente erosi dall’individualismo e dalla corruzione.
Ne emerge un romanzo denso e stratificato, che utilizza i codici del giallo per raccontare la disillusione di un’intera generazione. Senza cedere a facili giudizi, l’autore accompagna il lettore in un percorso dove la verità, come spesso accade nella storia, affiora lentamente e non senza ambiguità. La figura del colonnello Karim Soltani si conferma uno dei cardini più solidi dell’impianto narrativo. Lontano dall’immagine rassicurante dell’“eroe positivo”, Soltani è un investigatore che opera nei territori complessi dell’antiterrorismo, dove legalità, ragion di Stato e compromesso convivono in un equilibrio fragile. La sua identità professionale e personale appare segnata da questa ambiguità strutturale, che rende l’indagine non solo un percorso investigativo, ma anche un confronto con le proprie responsabilità.
Nel romanzo, l’inchiesta assume così una dimensione stratificata: non si limita alla raccolta di prove o alla ricostruzione dei fatti, ma scava nelle storie individuali, nelle reti di potere, nelle fedeltà costruite e tradite nel tempo. Ogni progresso investigativo sembra spalancare nuove zone d’ombra, riportando in superficie un passato che non si lascia archiviare. È in questa continua intersezione tra memoria, politica e verità che il racconto trova la sua tensione più efficace, trasformando il giallo in una riflessione più ampia sulle responsabilità collettive.
E’ una scrittura rapida e affilata che non indugia sui facili moralismi ma tende alla comprensione dei fatti; importa sicuramente il chi è stato ma la domanda difficile è perché.
Amore, tradimento, patriottismo, vendetta e ambizione si intrecciano in un mosaico emotivo che amplifica la suspense, rendendo ogni capitolo un passo più vicino alla verità e al conflitto morale dei personaggi. L’ambientazione gioca un ruolo altrettanto significativo: Orano si presenta come una città in trasformazione, in cui le nuove costruzioni cancellano progressivamente il patrimonio architettonico e la memoria dei quartieri storici, come Sidi-el-Houari, restituendo al lettore un ritratto vivido di una città sospesa tra passato e modernità.
In una intervista l’autore ricorda il suo incontro letterario con l’opera di Leonardo Sciascia, che considera un maestro dell’arte del giallo. Non basta identificare il colpevole, bisogna trovare i mandanti:
“Sciascia usava la letteratura, la narrativa, per raccontare la realtà. Molto spesso in questo la letteratura è più efficace della saggistica.” Questa nota ci può essere utile per capire lo stile letterario di Lakhous indagatore e talvolta disilluso osservatore della realtà.
Lakhous, classe 1970, ha vissuto diciotto anni in Italia e dal 2014 risiede negli Stati Uniti, dove insegna nel Dipartimento di Italiano a Yale. Scrive in arabo e in italiano. Suoi titoli precedenti sono Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Divorzio all’islamica a viale Marconi, Un pirata piccolo piccolo, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario e La zingarata della verginella di Via Ormea, tutti usciti con le Edizioni e/o.


