WW (DiRottamenti) – Il grande adolescente

«Sono uscito dall’adolescenza a 54 anni»: con onestà, ma facendo soltanto in parte ammenda dei guai, dei dolori (e dei figli, nove) seminati qua e là, il grande regista svedese Ingmar Bergman aveva già confessato nella sua autobiografia Lanterna magica (pubblicato in Italia da Garzanti) di non essere stato quasi mai, nella vita familiare, all’altezza del suo genio artistico.

Lo spettacolo teatrale, I tre diari (che ha appena aperto la stagione del Teatro Oscar di Milano e che speriamo di vedere in tournée), commovente e recitato benissimo da Franca Nuti, Giancarlo Dettori e Cinzia Spanò, rende questo dramma dell’impossibilità di Bergman “di essere uomo”, o, almeno, di essere all’altezza della quinta moglie, Ingrid von Rosen, morta di cancro nel 1995, e di Maria, la figlia avuta da Ingrid nel 1959 (che seppe di essere sua figlia a 22 anni).

Alla morte di Ingrid, che gli resistette accanto 24 anni, dal matrimonio del 1971 (ma la relazione durava dal 1957), Bergman decise di pubblicare con Maria I tre diari che marito, moglie e figlia avevano tenuto durante la malattia di Ingrid (in Italia pubblicato da Iperborea).

Adesso a quasi un anno e mezzo dalla scomparsa del regista de Il settimo sigillo, Scene da un matrimonio e Il posto delle fragole è uscito The Ingmar Bergman Archives (Taschen, 180,00 euro) una selezione di testi e immagini, raccolti in circa 600 pagine, a cura di Paul Duncan e Bengt Wanselius.

Certo, una cosa è leggere e una cosa è ascoltare dalla voce della Nuti e di Dettori come la morte entra in una coppia che, dopo tante traversie, ha trovato un suo equilibrio. Di come lei da una parte avverta la paura e la propria incapacità ad accettare la fine dall’altra continui a farsi carico di un ruolo materno e rassicurante verso un uomo così fragile da non riuscire neanche a farle visita o a starle accanto
quando soffre.

Prima che Ingrid morisse, Igmar sentenziò che senza di lei non sarebbe sopravvissuto. Dopo, affermò di essere diventato un invalido. Si spense ben 12 anni dopo.

valeria palumbo

Potrebbero interessarti anche...