Via delle streghe di Marilù Oliva è un romanzo nero, capace di fondere il thriller con un’aspra riflessione sulla giustizia, sulla vendetta e sulla fragilità dei confini morali. Un libro in cui la cronaca si intreccia con il mito, la stregoneria con il presente, la sorellanza con la vertigine dell’arbitrio.
L’ambientazione è una Bologna bifronte: ambigua e suggestiva, sospesa tra il presente e un passato carico di ombre. I vicoli del centro storico, i portici, le piazze e i palazzi antichi restituiscono una città stratificata, impregnata di Medioevo e Rinascimento, in cui la storia della stregoneria e delle persecuzioni femminili sembra ancora vibrare sotto la superficie del quotidiano.
Via delle Streghe, luogo immaginario ma plausibile, diventa un punto di convergenza simbolico, uno spazio liminale dove la normalità domestica si trasforma in rituale, e il salotto si fa sabba domestico, camera iniziatica. Bologna non è solo uno sfondo, ma un personaggio silenzioso, testimone di una modernità inquieta che dialoga con il mito e con la memoria. Da un lato, la città dei portici, delle piazze medievali e dei vicoli intrisi di storia. Dall’altro, una città contemporanea, attraversata da tensioni sociali, cronache di femminicidi, rabbia e disillusione verso un sistema giudiziario percepito come insufficiente.
Via delle Streghe, luogo immaginario ma credibile, diventa un microcosmo simbolico, una soglia tra il quotidiano e il rituale, tra normalità domestica e attualità. In quel salotto, tra tisane e torte fatte in casa, si costruisce una complessa liturgia della vendetta che ribalta il ruolo tradizionale della strega: non più vittima del rogo, ma soggetto agente, giudice e carnefice.
Le protagoniste formano una quadrilogia femminile complessa e intensamente caratterizzata. quattro donne diverse per età, formazione e storia personale, unite da ferite profonde e da un senso di solidarietà che evolve in un patto estremo.
Zulmira è la “maga” del quartiere, figura ambigua e magnetica, portatrice di una antica saggezza, incarna la tradizione esoterica, ma anche una vulnerabilità segnata dalla malattia e da un rapporto irrisolto con il figlio, simbolo di un mondo maschile cinico e opportunista. Serena è il motore emotivo tra loro, una lottatrice che pratica kung fu, ma combatte soprattutto contro il forte trauma legato alla perdita di Gaia, la sorella minore uccisa da un uomo rimasto impunito. Una ferita che diventerà ossessione e impulso all’azione. La sua sincera relazione con un poliziotto aggiunge una drammatica e dolorosa tensione, trasformando l’intimità in un campo minato. Magalie, brillante docente universitaria di storia antica, porta sulle spalle il peso di un’infanzia segnata dall’adozione, da un ostile clima familiare e da un passato di esclusione, marginalizzata in un mondo ostile che alimenta il suo bisogno di riscatto. Iside, brillante informatica e hacker, è forse la figura più intensa della trama: costretta su una sedia a rotelle dopo un tentativo di suicidio, transgender e doppiamente stigmatizzata, incarna la vulnerabilità e la lucidità di chi dopo aver guardato l’abisso è dovuta restare.
Marilù Oliva costruisce, un gruppo di donne determinate e fallibili, capaci di pianificare omicidi con rituale e tecnologica precisione. Una Congrega di vendicatrici che unisce occultismo, tecnologia, arti marziali e strategia criminale. La loro “magia nera” non è folklore, è una potente metafora: un linguaggio simbolico per parlare di giustizia alternativa, di ribellione all’impunità, di una risposta radicale alla violenza patriarcale che scivola verso un qualcosa atto a rimpiazzare la legge.
Le regole interne del gruppo, i rituali, la meticolosa pianificazione degli omicidi creano un contrasto affascinante tra razionalità e superstizione, tra scienza e mito. Il romanzo gioca con l’archetipo della strega, figura storicamente perseguitata, trasformandola in agente di giustizia, ma anche in portatrice di una nuova ambiguità morale. Scandaglia il pericoloso fascino della vendetta, la tentazione di colmare un certo vuoto lasciato dallo Stato con un’azione diretta, anarchica e radicale. La violenza, però, non resta confinata nell’iniziale progetto: il caso, le emozioni, le interferenze del passato e del presente finiranno con incrinare il piano, mettendo in crisi amicizia, identità e persino sopravvivenza.
La scrittura di Marilù Oliva è colta, raffinata e allo stesso tempo scorrevole e coinvolgente, in grado di mischiare con bravura nella stessa trama riferimenti mitologici, studi approfonditi di genere, filologia e cronaca nera. L’autrice prosegue il percorso già evidente nelle sue riscritture mitologiche, facendo abilmente dialogare antichi archetipi con l’oggi. Il risultato è un noir a più livelli, privo di facili consolazioni. Non c’è catarsi, non c’è assoluzione: c’è invece una domanda che resta sospesa e brucia come una ferita aperta.
Un testo che inquieta, affascina ma non offre consolazioni e contemporaneamente costringe a interrogarsi su chi abbia il diritto di decidere sulla vita e sulla morte. Le streghe di Oliva non sono delle eroine, ma precisi riflessi dell’instabilità di questi tempi figure che si muovono in bilico su un sottile filo, tra riparazione e distruzione.
Libro potente, scomodo ma destinato a lasciare il segno, Via delle streghe di Marilù Oliva è un noir contemporaneo denso, stratificato e politicamente urticante, capace di coniugare tensione narrativa e riflessione etica in un equilibrio instabile ma affascinante.
Via delle streghe – Marilù Oliva
Patrizia Debicke


