La vicenda si svolge nel pieno delle Cinque giornate di Milano del marzo 1848. A metà tra il feuilleton e il romance vero e proprio, questo romanzo a tinte gialle si dipana tra alterne rivelazioni, omicidi e colpi di scena ad effetto.
Ben tratteggiati i personaggi, specialmente quello del fido Görgey, violento e appassionato difensore del buon nome della Contessa Vittoria e soprattutto del Conte Altieri. Anche il dottor Giovanni Rajberti, che fra l’altro è realmente esistito e davvero si dilettava di poesia, è ben descritto con le sue titubanze e le sue contraddizioni, sempre diviso tra il fascino dell’avventura e il desiderio di tornare a casa e dedicarsi alle sue normali occupazioni e alla poesia.
La storia in sé non è particolarmente originale, come non stupiscono più di tanto l’ingenuità e la natura romantica della contessa, considerato il periodo storico. Però, pur partendo in sordina, il racconto acquista ritmo con l’andare del tempo e, possiamo anche dire, dei numerosi omicidi, che lo costellano di morti ammazzati di tutte le età tra i quali non sembra esserci un nesso che invece ovviamente c’è.
Si finisce quindi per prender le parti dei buoni della situazione, sottoposti ad indicibili angherie da parte dei ‘cattivi’, dei quali fa parte Luigi Bolza, funzionario della Polizia Austriaca, anche lui realmente esistito.
Per chi ama le storie di dame e cavalieri opportunamente tinte di nero.


